Cominciava così…

La dimora del tempo sospeso

[Cominciava così, con la traduzione in tedesco, ad opera di Stefanie Golisch (Vom Haus der ausgesetzten Zeit), della prima parte del poemetto di Francesco MarottaDalla dimora del tempo sospeso. Lettera al figlio“. Ripubblichiamo il testo integrale, leggibile ora anche in “Hairesis“, Edizioni Terra d’Ulivi, 2016.]

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VERSO|| DOPPIO|| SENSO – 5 – di Silvia Rosa

Silvia Rosa abbina 5 Rizomi alle immagini di JAMIE HEIDEN introdotti da un suo testo –
Bisognerebbe invece avere amore sotto i denti e corpi impastati nel silenzio lasciati a lievitare giorni interi, toccarsi dove il bianco si fa luce e poi crescere in case di vento senza finestre e porte

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E se poi l’amore fosse solo il bianco che sta di sentinella quando gli occhi si fissano in amplessi di realtà ingombrante, la mano occupata troppo a fare il mondo, la testa con il tarlo del futuro che rimbomba il vuoto dentro e una lancetta svelta per cappello a oscurare l’orizzonte.
Bisognerebbe invece avere amore sotto i denti e corpi impastati nel silenzio lasciati a lievitare giorni interi, toccarsi dove il bianco si fa luce e poi crescere in case di vento senza finestre e porte, stare ad aspettarsi, stare nella notte come fosse l’ultima frontiera, stretti, fino all’inizio del tempo.

Silvia Rosa

*

19415774_10213952477395700_321622828_nLAMPIONI

L’aspetto della discesa è cambiato, sembra di passare da un’altra parte
per ciò che vedevo che più non vedo, l’aria che il sale ispessisce rivela
che qualche corsa rilasciava argento, tra i lampioni così meno malati
dove lì sotto hai imparato la grazia, di uno…

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Maurizio Manzo, Inediti da “La resilienza della sagoma”

al contrario dei santi
le sagome galleggiano
non inquinano e si raggruppano
senza fomentare
si fanno trasportare
sono innocue e non trasmettono malattie

Poetarum Silva

Foto di Maurizio Manzo

imperdibile a volte decapitata
la sagoma fa una densa danza
e rotola dove finisce la luce
la rivedi al mattino
quando persino il destino
sogna una propria sorte meno decisiva

se riparte da un punto
perde l’orientamento
per ogni discussione
si ritira in se stessa
non spera in comprensione

lei, la sagoma, non sa cosa sia speranza
non rispetta le regole
formule sconosciute
rifiuta il cibo
e per questo pare ribelle
anche se ci provano
il seme non attecchisce e spesso rimbalza

*

al contrario dei santi
le sagome galleggiano
non inquinano e si raggruppano
senza fomentare
si fanno trasportare
sono innocue e non trasmettono malattie

la deriva non le spaventa
una soluzione mirata
sostituirle con la carne
che imputridisce
e risveglia altri squali
in apparenza hanno l’animo di un bambino

socializzano col silenzio
puoi privarle di status quo
del mangiare dell’aria sana
se cammina scalza…

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Per costringere la morte tra due accenti

in un viola scuro si esplorano gli abiti deposti sul letto
si contano in cifre di vertigine
le ultime flebo consumate, i liquidi miracolosi
che galleggiano nell’aria
come schegge di un mare raccolto in un bicchiere

La dimora del tempo sospeso

è questa la stagione di rinascere in ogni luogo
e, silenziosi, trascinare nei sandali
la breve eternità di una foglia,
una carezza

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