Maurizio Manzo: Adamo P. (Bollettini Indigeni)

Di fatto non sappiamo se il signor Adamo P. era destro o mancino, quella sera, in quel suo comportamento accorto, stava di guardia esclusivamente con il lato destro.

Neobar

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ADAMO P.

Adamo P. non aveva mai sbattuto la porta di casa così forte, facendola traballare alle sue spalle e senza neanche voltarsi scese la rampa di scale, breve, che lo immetteva direttamente sulla piazza principale del paese e si mischiò alla gente.

Era furioso, quello che inizialmente gli sembrava una sensazione, strana, ma una sensazione, ormai era un vero e proprio sospetto: il signor Adamo P. aveva un sospetto, quasi una certezza.

La rabbia con cui chiuse la porta di casa, faceva pensare a qualche problema con i suoi conviventi; però tutti in paese sapevano che Adamo P. viveva da solo in quella casa, ereditata dai genitori alla loro morte.

Alcune persone notarono Adamo P. brontolare e agitarsi, mentre si dirigeva verso la strada che porta fuori paese, verso il bosco; altri riferivano nei bar che andava incontro a una donna, apparentemente più giovane di lui, Adamo aveva…

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Maurizio Manzo, Rizomi e altre gramigne. Nota di Giovanni Nuscis

Ecco, credo che questo passaggio sintetizzi bene la poetica e la postura resistenziale della tua ricerca, segnando sia lo scarto con la lingua convenzionale e la linearità di senso, più proprie della narrativa e della maggior parte della poesia soprattutto novecentesca; sia l’ambizione di chiudere nel perimetro di cinquine – al bel ritmo di un doppio endecasillabo – un mondo altro che non è riproduzione fedele e iconica di quello reale, né la sua descrizione.

Poetarum Silva

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Maurizio Manzo, Rizomi e altre gramigne. Prefazione di Pasquale Vitagliano, Editrice ZONA 2016

CERCHI

È sparito il tuo mondo dissociato, qualcuno te lo mostra rattrappito
dentro una palla di vetro innevata, c’è anche la tua cattedrale e la piazza
spiazzata quella sofferenza inflitta, tutto ruota intorno a sé un cerchio lento
che non si chiude resta aperto e spento, le cose che non andavano fatte
hanno inciso cicatrici gemelle, e non basta scuotere le spalle il capo.

*

PIETRE

Non ha smesso di lottare si dice, persino rannicchiato nel delirio
ha finito di pesare sui cuori, soffermando sugli sguardi il livore
affonda ogni vivace finto slancio, le parole che hanno perso colore
sono quelle che galleggiano spente, e non c’è palude abbastanza cremosa
anche i lampi cercano il giusto guizzo, a pelo d’acqua pure le pietre danzano.

*

ANOMALIE

Si è sempre al proprio interno smisurati, nessuna prospettiva lineare

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Maurizio Manzo: Roglio, furrìsca e callentèddu (Su callentèddu)

Rolando Musu quel giorno fìara zaccàu e l’unica cosa che lo calmava, era la luce che sfoddàva sù ciorbèddu, filtrava dal tetto, dalle finestre dai piani de asùtta, eri nel ventre di una balena sderrùtta, che spruzzava prùini che parìara polvere d’argento.

Neobar

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SU CALLENTEDDU

Pò ìs picciocchéddusu le macerie sono come un parco giochi, come le giostre, meraviglie create dalla negligenza.

Rolando Musu quel giorno fìara zaccàu e l’unica cosa che lo calmava, era la luce che sfoddàva sù ciorbèddu, filtrava dal tetto, dalle finestre dai piani de asùtta, eri nel ventre di una balena sderrùtta, che spruzzava prùini che parìara polvere d’argento.

Le macerie, oltre ai rischi de malarìas de arrùi e si cravài con il ferro del cemento armato sgretolato, erano il regno della libertà e tutta quella luce chi filtràra de dògna pàrti, ne era la conferma.

Rolando attraversava quelle che un tempo erano stanze, seghèndi in cùrtzu per i tramezzi sciusciàsu, e comunque a quello che atturàra delle stanze, si assegnava una destinazione d’uso, c’era la stanza pò cagài, cùssa per farsi le seghe, quella per iniziare a fumare e cùssa per lanciarsi le sfide, a ròglio…

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