Su NEOBAR Roglio, Furrìsca e Callentèddu – Sa Posta –

Porto Cagliari - 1981 - foto Maurizio Manzo

Porto Cagliari – 1980 – foto Maurizio Manzo

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Qui a Cagliari diciamo “du còddasa” anziché “frìgasa”, che vuol dire fottere e si pàriri più diretto. Tutti qui cercano di non farsi fottere. La prima cosa che impàrasa è a non ti fai poni la saliva sul naso, un po’ come cercare di non farsi fottere, dèpisi partì subito de conca, se qualcuno osa farlo.

MACERIE

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Porto di Cagliari – dal Bastione Sant Croce -1983 Foto Maurizio Manzo

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Cagliari al mio inizio aveva molta più luce che muri. Il tempo si slabbrava sulle facciate squarciate dei palazzi. Il buio raramente ci colpiva prima di rientrare a casa. E sì che rientravamo tardi perché tardi arrivava il buio nel quartiere Castello. Il cielo, anche lui si infilava tra le intercapedini sventrate delle macerie, custodi dei nostri giochi, e usciva appesantito, nube ingolfata di calcinacci. I fantasmi scansavano regolarmente la luce. Molti di noi li chiamavano spavaldi, ma nessuno andava mai la notte a salutarli, a far loro compagnia. Il tetano ci evitava timoroso. Anche le croste sui ginocchi si asciugavano bianche.

Dal bastione il porto sembrava una risacca farsi ai nostri piedi. Una corsa ed eravamo lì, giovane pelle mischiata al sale e colorata di nafta. Poi dal faro dalle grandi àncore, scoprivamo di saper volare, mentre sempre interminabile la luce seccava il sale e imbiondiva i peli sulla nostra schiena e sulle braccia. Finché la pelle doca crepava la malta di sale e la luce finiva di dorare lintero corpo.

TORRI E BASTIONI

Ed uscii dalle Torri –

ma mi costrinsero a tornare –

qui, ne ho visto scalfiti

vecchi palazzi e sentito

urlare vecchi pazzi.

I vicoli stretti:

oh la profondità strozzata,

stranieri!

All’urlo, tutti fuori ai balconi

d’edera d’immondizia.

La notte:

che si alza con la nebbia

e fugge via

piano piano ben bene

logorata logorata –

cos’è che stavo sognando?

La notte:

che si alza con la nebbia

e fugge via

piano piano ben bene

logorata la notte

era come il giorno

illuminata da brandelli di nubi

che pendenti pendevano –

nei vicoli cadenti;

oh la profondità strozzata!,

stranieri

dagli occhi azzurri che guardate

quanti di noi dagli occhi neri

divoriamo stranieri

delle città di su.

Che cosa

volevate guardare?

Quanta dissolvenza,

chiusi nel ghetto ignobile

gettiamo a mare rabbia vile,

siamo del mare l’indecenza

siamo del mare l’arenile.

Pareva tutta un’attrazione ottica!

Ma dove sono gli occhi?

 

PIANTERRENI

La trottola si era gonfiata di colori

allargati dentro lo spazio degli sguardi

dalla piazzetta s’innalzava sul bastione

sulla muraglia si mischiava tra le nuvole

la  cattive code spezzate alle lucertole

le barbabietole annegavano bollendo e

la musica dalle finestre a pianterreno

infilata tra le mutande assottigliate

dal sole era domenica anche lunedì

e martedì e pure mercoledì speravi

negli ulteriori giorni distesi dal gioco

che ha luce senza distanza d’inizio e fine.

Alcuni testi tratti da Coreografia del ghetto storico

Su NEOBAR TESTI TRATTI DA COREOGRAFIA DEL GHETTO STORICO
PUBBLICAZIONE DEL 1985 – EDIZIONI CASTELLO

RADA – Da Coreografia del ghetto storico –

Disegno di Maria ispiratoai personaggi di Coreografia del ghetto storico

Disegno di Maria ispirato
ai personaggi di Coreografia del ghetto storico

Rada ha vomitato ogni cosa

quando le mani si sono incancherite.

Rada pensava in una strana posa:

ricresceranno come margherite?

ma nessun altro dito sbocciava.

il dolore che ho perduto

non è ritornato felicità.

voltatemi bocconi

che mi sia maltrattata la schiena.

datemi la preda adatta

che possa saziarmi,

e non per ammansire

i miei atroci dolori,

ma per poter avvilire

che sono pregna di buoni valori.

 

è la viola, la sento ancora,

che ha accompagnato il cancro

che mi ha strappato le mani,

delicate come petali.

così leggere erano quando

le aprivo e io toccavo;

ora ho le mani che sembrano

sculture di marmo_nero venate.

restituite per le vene

il sangue alle mie mani!

 

Rada va per le strade

dove è nata e cresciuta;

lei parla in quelle vie

sono qui! ora più in là!

pezzi delle mie mani.

ma voi vedete quel che vedo io?

 

Rada se guarda vede tutto!

 

dissolvenza.

14 ottobre 1952

Oggi Vito Biolchini con un suo POST ha ricordato un compleanno importante, che tutti o quasi abbiamo scordato. Non è mai troppo tardi per ricordare le persone e per dire che Sergio Atzeni è il futuro più importante di questa Sardegna bendata, forse è passto talmente leggero che ancora non ci accorgiamo.

XXXXI*

Quando mi scopro a giocare
con pensieri di morte
dico: è l’aria di Torino.
E mi rassereno.
Non è colpa mia.
 
È colpa del demonio
che dicono aliti sulla città
e abbia ispirato Salgari
e Pavese a solitari addii
nonché Nietzsche,
più originale,
a baciare piangendo
il muso di un cavallo
ignoto.
 
* da
Due colori esistono al mondo
il verde è il secondo
 
Qui sotto un articolo, sulle tracce di Sergio Atzeni, dello scrittore
Francesco Forlani: Nella Sardegna magica in cerca di Sergio Atzeni

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Qui sotto trovate anche l’articolo di Gigliola Sulis:

Sulla terra leggeri l’ironia e il disincanto di un poeta delle citta – Regione – La Nuova Sardegna