NEI GIORNI PER VERSI – Anna Maria Curci

cover nei giorni

Nei giorni per versi – Anna Maria Curci – Edizioni Arcipelago Itaca

 

Il respiro costante somiglia a una danza al ritmo che consegna i colori nella stanza, il tetto spesso si appoggia leggero sorretto da qualche accento testardo e corteggia i riflessi storditi.

Accade per caso che si fa bisogno ogni senso e che brilli tra le dita scandito un ricordo e ti accompagna a braccetto tutto il giorno, quando inizia non smette di dirti d’avvertire ogni arto e puoi abbracciare qualche albero o spettinare le foglie.

 

XIII

Voi che l’ardire lo intestate a terzi

che visibili ansiosi poi abdicate

non vi basta tastare le mie piaghe

fare la doccia con le mie piaghe.

 

 

XVIII

Se le frontiere diventano ponti,

scorre limpida l’acqua a dissetare,

la fionda e cerbottana sono un gioco,

David smette di imitare Golia.

 

 

LVII

Mio padre coltiva le tagete

nell’orticello lungo il litorale.

Non la capivo, allora, devozione,

mutevole com’ero e come sono.

 

 

LXXII

Lo so che questo è il tempo dell’attesa,

ma sento sempre urlare la sirena.

Non è nel gorgo d’acque favolose,

è l’allarme perpetuo e ignorato.

 

 

IC

Per quello sforzo immane del pigmento

balbetta la preghiera imbambolata.

Ma fu inutile, sai, la tua rincorsa

a tinteggiare i petali sbiaditi.

 

 

VARIETÀ

Ci sono i poeti in mutande
in camicia in bicchieri di vino
senza verità dentro poi quelli
laterali valvolari vulvari
molti senza prescrizione
da prendere a tutte le ore
alcuni di facciata in difesa
dei diritti ritti senza sdrucciole
gli incomprensibili che
conservano segreti e chi
fa il torero col tramonto
gli inascoltati i più tesi
attesi da alcuni orecchi
poi c’è il cesso più o
meno uguale per tutti.

 

GIREVOLI

Moltitudine, solitudine: termini uguali e convertibili per il poeta attivo e fecondo. Chi non sa popolare la proprio solitudine, non sa neanche esser solo in una folla affaccendata.
Il poeta gode dell’impareggiabile privilegio di poter essere, a suo piacimento, se stesso ed altro. Come quelle anime erranti in cerca di un corpo, entra quando gli pare in qualsiasi personaggio.

Baudelaire

I poeti che s’attardano

sono girevoli

in moltitudine

sono tremendi

e non si beccano

se non per togliersi

qualche pulce a vicenda.

 

Se l’imbrunire

li coglie ancora fuori

si trasformano

animali da luna piena

e sbranano gli annali

per qualche rigo

mendicanti un giudizio.

 

A volte piani

oppure sdruccioli

con il respiro dispari

anziché pari

e il rimbombo dell’eco a capo

apolidi del corpo

sostano sciolti ovunque.

 

Di giorno i molti segni

lasciati invisibili ai più

si fermano sul corpo

e dentro il viso

un gonfiore piatto

come un disturbo muto

che illude udibile lontano.

GIREVOLI

Moltitudine, solitudine: termini uguali e convertibili per il poeta attivo e fecondo. Chi non sa popolare la proprio solitudine, non sa neanche esser solo in una folla affaccendata.
Il poeta gode dell’impareggiabile privilegio di poter essere, a suo piacimento, se stesso ed altro. Come quelle anime erranti in cerca di un corpo, entra quando gli pare in qualsiasi personaggio.

Baudelaire

I poeti che s’attardano

sono girevoli

in moltitudine

sono tremendi

e non si beccano

se non per togliersi

qualche pulce a vicenda.

 

Se l’imbrunire

li coglie ancora fuori

si trasformano

animali da luna piena

e sbranano gli annali

per qualche rigo

mendicanti un giudizio.

 

A volte piani

oppure sdruccioli

con il respiro dispari

anziché pari

e il rimbombo dell’eco a capo

apolidi del corpo

sostano sciolti ovunque.

 

Di giorno i molti segni

lasciati invisibili ai più

si fermano sul corpo

e dentro il viso

un gonfiore piatto

come un disturbo muto

che illude udibile lontano.