INCONTRI

Semplice dire mi hai rotto i coglioni

politica del cazzo che hai sperperato

la fiducia della gente e sputato

appeso al chiodo gli ideali i polmoni

 

che a seguirvi sembravamo salmoni

finire coda del pasto rutato

coriandolo sbiadito imbambolato

pronti a ripartire poveri cloni

 

di bugie nei colori senza forza

nelle braccia arrese legate dietro

nel ricordo d’orgoglio partigiano

 

ci basta la promo del parmigiano

gli occhiali in 3D sognare dal vetro

se batti le mani la luce smorza.

 

 

LA MICCIA

Io spero che le palle esplodano

e che non si dica solo basta

e non si beva come aperitivo

digestivo sedativo ogni bugia

da sbugiardare solo su facebook

da sbandierare e legare al collo

nel colore rivoluzionario che dona

tono e placa placebo rabbia e dignità.

 

Io spero che la gente esploda

tutta allo stesso momento

deflagrando in faccia a questo

fradiciume che non ha neanche

cura di nascondere il loro schifo

ozio vitalizio vizio vischio

che grappolano fumogeni sui ragazzi

calci sui denti manganello sul cranio.

 

Io spero che si accorci questa miccia

accesa da tempo e che arrivi al

detonatore e rada al suolo la vergogna

e scoperchi i tetti chioccia del potere

faccia filtrare il sole e bruciare come

vampiri quali sono e chi non brucia

un paletto sul cuore

una pallottola d’argento.

 

 

LORDURA

SARDEGNA, SOLDI PUBBLICI A SANTACHE
 
danno alla terra
il valore dannato del danno
la spiga la quercia l’ulivo
il sughero hanno vita monca
 
sparso la guerra incolore
il buio nel mare espanso
infiammabile su papille
pupille corolle coralli
 
pianto non si ascolta
d’ogni croce che pianto
valgo solo il passo
d’una processione d’esilio
 
qui il sole poggia
sulle sterpaglie
sbuffa dorate polveri
non scalda solo piscine
 
ecco la bottiglia cemento
che lo contiene
eolico che lo rinfresca
spartizione in gran festa
 
sferrano come cavalli azzoppati
l’industria sarda
sordi al canto d’arpie vergini a’ volti
uccegli e cagne azzanna soldi scanna uomini
 
preso il paradiso
poi il purgatorio e rifilati
all’inferno ci prendono
anche quello, grasso che cola
 
il dolore rappreso
non ha più odore.
 
 
 
 

LACCIO

I capanni ricolmi d’assillo profondo
di dolenti estenuati malnati dannati
s’assottigliano senza neanche ombre svanite
scandagliate e inquisite tagliate e sfiancate
poi del giorno si sente pesante il non senso
il rigurgito anch’esso passato al setaccio
e se il laccio t’abbraccia più forte dell’alto
tuo governo rilassi del corpo anche il cuore.
 
 

LA MACCHIA SBIADITA

11 ANAMORFOSI
Annullate persone e parenti perfetti fantasmi di stato
se pensiamo a chi brucia o s’impicca davanti alle chiese
o alle chiuse distanze di stanze di pregno potere smodato
che trabocca e ci investe famiglia e contorno che leva di torno
e ci chiede la testa ogni soldo non dato al sollazzo perpetuo
e ti prende le case il tuo sogno più grande davanti ai tuoi figli
mentre loro inzuppano biscotto e lingotto nel ghiotto governo
che si degna pagare le spese  al processo sberleffo al dolore
calpestato e ti deve bastare i bastardi non sentono odore
una volta che il sangue rappreso sbiadita la macchia è svanita.