CROLLI

Abbiamo visto e sentito

Oddio  Cazzo

e un razzo nel cervello non ha trovato

dove atterrare

alloggiare senza sfracellare –  

ognuno indossa la sua verità

devoluta al popolo

ma si tira l’acqua al proprio mulino

sembrano vendette partitiche

o personali si butta in faccia

il sangue i resti

se li portano dietro coi portaborse

pronti a tirarli fuori

alla più ghiotta visibilità

risibile pochezza umana –

 

 

l’interno sembra destinato

a flettere così davanti ai tuoi occhi

sarà come stendersi un mare

silenzioso e poco brillante

che fuoriesce dalle finestre

e incorpora tra delle strane onde

tutto che quello che avevi pensato

di aver visto e inseguito il giorno prima

ha poca importanza cosa solleva

di voi il vento dalle macerie

e se lo porta via in un tragitto

insostenibile anche se sembri volare.

DOPO UN PO’ RICOMNCIA

piazz

piazza senza lepre – maurizio manzo

Prima di scorrere la strada

lascia perplesso l’umore

e quei discorsi

che sostano dalla mattina

fatti solo d’immagini

che i rumori invadono ogni

colore e tutte quelle tue parole

s’inceppano lasciano lì

quella strana luce

IL GIORNO CHE SI MOSSE IL FIUME

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                        Foto di Vivian Ivolela Batista

 

Da tempo abbiamo smesso di scegliere
sospesa appare una curva verità
che non si trova tra gli alberi
sfarinata davanti e ciò che
non raggiungi bloccato dal vento
lo stesso dei sogni
che non ci dà tregua

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                                    schermaglie – foto maurizio manzo 2017

richiama il vuoto con un salto
indietro e si lascia accogliere
scarta il chiasso che supera
una strana marea intorpidita
un legame con il resto del fondo
è quello che annega i rimasugli
interni gli infermi interstizi

2

             fermata – via ospedale – foto maurizio manzo 2/2017

 

oltre alcune strade le luci
hanno la solitudine
inclusa e l’eco impazzito
ti sembra di vedere
quando ricordi un viso
e ti sembra di sentire
quando smetti di colpo
di parlare il resto avviene
quasi sempre

IONELSE IL FANTASMA: eBOOK n.10 di NEOBAR

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Disegno di Elio Copetti per Ionelse il Fantasma

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V
passavo così, inosservato a
me stesso.
Mi sono così, scordato
d’esistere, di respirare.
C’era dinanzi a me uno strato
di colori frementi
non capivo più le persone.
Camminavo senza sapere
l’esatta stabilità delle
mie gambe.
Ho dimenticato
i passi.
Le parole da scrivere –
perché dovevo scriverle.
Perché,
Ionelse mia,
io debbo scrivere poesie?
Cos’ho,
Ionelse mia,
da dire fino a urlare?
La poesia, fantasma,
mica mi aiuterà a spezzarmi come voglio!
Mi aiuterà?
 
Io quando camminavo
non lo sapevo.
Per alcuni pacati istanti
non ho saputo più niente!
E ho per questo sofferto.
 
1981

ESTERNI CON INTERNI

scomparsa

                                      IPOTESI – foto maurizio manzo 2017 –

Su Neobar: CLICCA SU L’IMMAGINE

Rolando guardava meravigliato le scintille che sfavillavano da quelle congiunzioni; per un attimo gli sembrò di conoscere quei poliziotti e per gentilezza, quando lo afferrarono per portarlo via, si fece leggero.