ESTERNI CON INTERNI

scomparsa

                                      IPOTESI – foto maurizio manzo 2017 –

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Rolando guardava meravigliato le scintille che sfavillavano da quelle congiunzioni; per un attimo gli sembrò di conoscere quei poliziotti e per gentilezza, quando lo afferrarono per portarlo via, si fece leggero.

Su NEOBAR Roglio, Furrìsca e Callentèddu – Sa Posta –

Porto Cagliari - 1981 - foto Maurizio Manzo

Porto Cagliari – 1980 – foto Maurizio Manzo

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Qui a Cagliari diciamo “du còddasa” anziché “frìgasa”, che vuol dire fottere e si pàriri più diretto. Tutti qui cercano di non farsi fottere. La prima cosa che impàrasa è a non ti fai poni la saliva sul naso, un po’ come cercare di non farsi fottere, dèpisi partì subito de conca, se qualcuno osa farlo.

DOPO DI QUESTO

È distesa e sembra in silenzio. Lo dicono in tanti, dapprima un brusio poi ben distinto: sono qua e più in là, le parti spappolate.

Ho sonno ed è un cattivo segno. Il naso mi si riempie di bruciore e anche gli occhi, ma non guardo dove vogliono loro, non svelo oltre.

Mi raccontava di come sognava una vita migliore, ma va bene lo stesso. Le si legavano le guance alle fossette, come mostrava di accontentarsi di quello che aveva. Nessuno vorrebbe il cerume, ma ci viene lo stesso, concludeva.

Quando passano i giorni, non riesci più a fermarli, qualcuno faceva la battuta: riempitene le tasche, però così era sempre buio.

LA CONTRO EVIDENZA

Ogni sera si voltava verso la finestra e osservava la luce cambiare e ogni giorno a quell’ora si sorprendeva a dedurre che di lì a poco sarebbe scesa la sera.

La deduzione era il suo mestiere. Basilare nel suo mestiere. Il giudice Cària a volte pensava con tenerezza alla madre che gli ricordava: “Già da bambino eri diventato infallibile! Tutti in casa ti chiamavano deducino.”

Questo suo dono lo contraddistingueva, “perché la verità va intuita!”, asseriva spesso e in varie situazioni; “ma anche contro intuita!!”. Gli sarebbe piaciuto essere chiamato il giudice della contro evidenza.

Ciò che seguirà sarà uno dei più esaurenti esempi della teoria della contro evidenza, o meglio della verità contro intuita!

L’aria era attraversata da una serie d’odori. A Rolando Musu provocavano una sorta di nausea. Ripensandoci erano odori normali di strada che in altre situazioni non gli avevano mai dato fastidio. La nausea non era provocata dal naso, ma da quello che stava andando a compiere.

Quella mattina che aveva la luce non diversa da tanti altri giorni, si recava insieme al suo avvocato a denunciare il suo strozzino.

Il malessere di Rolando probabilmente proveniva dal fatto che tutto era nato in modo inconsueto, rispetto a come si sviluppano queste vicende. Invece si stava concludendo nel modo più comune per queste storie. Tutto ciò che ne sarebbe venuto avrebbe stravolto la loro vita sociale, tranne quella del giudice, degli inquirenti, degli avvocati. Perché il disagio di vivere le decisioni non è  dentro una sentenza e non va neanche accompagnata da motivazioni, è al di là di chi è sopra le parti.

ANCORA PRIMA

Guardo con attenzione le sue guance e la vista si dilata nella pelle bianca, forma cerchi e spirali. Un giorno le ho fissato gli occhi e mi sembravano senza fondo e come di una moltitudine di colori. Non sempre ricordi quando è stato che alcune porte si sono chiuse, quando le sfondi ti compare l’istante e la sofferenza riprende a gocciolare.

Anche sulla fronte ho perso molto tempo, come se cercassi l’indicazione di una strada, l’indirizzo dove trovarti. Ricordo il punto esatto in cui ti tenevo la mano e iniziavi a correre fino a che le gambe si attorcigliavano e cadevi trascinandomi con te. Tutto questo accade senza rumore e senza colori.