ALL’OMBRA DEI PIXEL – XVIII – XIX –

XVIII
inseguendo il sapido sapore di bocche
sfatte al sole rancido Rolando soccombe
come fosse fossile moto di energia
video elettrostatica sottile e brillante
così insano mitilo succhiato e mangiato
fino al derma lacero contuso e picchiato
indolente cronaca di piaghe cosparsa
come porto d’ancore gonfio e tormentato.
 
XIX
e qui suole stendere il sorriso un buon viso
che ti dice chiedilo a Stefano a Carmelo
senza paura chiedilo a Teresa a Germano
se non credi chiedilo a Consuelo a Melissa
ora che puoi chiedilo del melo del grano
ringrazia ma chiedilo a Ernesto a Giovanni
per il pesto chiedilo a chi per anni fissa
la luce a chi brancola nel buio e poi vede.
 
 
 
 

ALL’OMBRA DEI PIXEL – XV –

XV
una luna libica morente a occidente
la luce sui vitrei sguardi terrorizzati
poggia pioggia lavica impietosa che sfocia
impetuosa e sgretola il respiro stordito
ecco qui le tredici esatte che Rolando
attende pancronico che il pranzo  la madre
Elvira laconica gli porga tra il distratto
rumore di polveri d’infrarossi verde.
 

ALL’OMBRA DEI PIXEL – XII – XIII – XIV –

XII
bocca sana ragadi a sangue lento lame
triplo pelo pelano guance pance pom
de terre poi belano a stento sopra l’erba
cotta verde pecore rasate rosate
di maiali e simili panciute pancette
clonati che masticano conati salati
il sapore cumulo di ansia gonfia anse
si divulga dedalo implodendo e sedando.

 

XIII
su Rolando tremuli frammenti di pioggia
che radente lemuri sementi gemmati
come fosse flaccido muro sprigionano
rampicanti sibili di guerra di terra
arrossata e fievoli distese indolori
lì davanti sagome figuranti orrori
silenziosi plastiche figure bordure
ai comuni soliti giorni forni d’altri.

 

XIV
il colore stimola a vuoto le narici
di scoria che s’arida s’incrosta il respiro
vede il vento che ulula s’alza e non scompone
l’aria il volto o palpebre arrossate rinfresca
e guarda rivolgersi di nubi pompose
variegato porpora giallino rosato
lo sciolto sui mandorli e gelsi silenzioso
umore del popolo compresso proteso.

ALL’OMBRA DEI PIXEL – IX – X – XI –

IX
Rolando si crogiola pesato e lavato
indotto dal solito torpore temprato
ascolta di tortore il becco canto bieco
e risponde energico con un fischio vischio
fino a sera rutilo riflesso già lesso
l’aria cupa sventola appassito l’umore
s’aggira sul circolo vizioso sontuoso
richiede la modica dose giornaliera.
 
X
il volto si mescola e suda sulla sedia
toglie al sole candidi salienti momenti
e rincorre solide storie cova cavie
dal destino povero travolto e distrutto
dal destino polipo sotto messo mesto
ascolta e una lacrima scende sulla guancia
sulla pancia lapida il tremore motore
lo coglie lo remora lo sfascia l’accascia.
 
XI
così il giogo simula colori pastello
fosse sogno a fondere i loro occhi pestati
bolle il mondo luètico mentre il pranzo scalda
arsi vivi d’etica rosa religiosa
poi riposa ingenito ghiro ghiotto goffo
quando il sole stempera la linea di mira
Rolando si radica e l’aria ferma fitta
non nebbia ma polvere soffiata dai colpi.

ALL’OMBRA DEI PIXEL – VI – VII – VIII –

VI
Tempo reale è serico sorriso che mentre
passa labbra screpola che spesso riappare
sommesso al domestico incanto strazia sazia
commuove le viscere e Rolando ripone
il suo pene a pendolo e sfrega l’espressione
di tedio catodico sfrega sfregia aleggia
a riempire d’etica la bocca epocale
sopra tetti cupole e cupi panorami.
 
VII
svegliato dal glicine appeso gocciolante
primavera brulica consigli la mente
di Rolando dentice squamato al cartoccio
nel forno dimentico fumante e annerito
un canale lavico cocente contorce
forma al cielo coagulo infinito incosciente
guarda quanta semola che fritta s’indora
Rolando tra il chimico odore che s’invola.
 
VIII
dei soppressi l’alito non appanna il vetro
una mano stritola il pensiero contratto
Rolando che naufraga vede il ratto raso
mordicchiare l’alluce al padre fermo perso
nel respiro rantolo di ventre di verde
sudato sì flaccido corposo corroso
rotto cotto strascico umano in vitreo vaso
l’ora scura macchina questa quieta questua.