BRANI – COREOGRAFIA DEL GHETTO STORICO

Edizioni Castello, pag 60 - giugno 1985

Brani del mio primo libro - pubblicato nel 1985 -

Lidia-Tullia mormorò:
all’angolo la puttana! c’era.
anche oggi faccio la puttana.
poi all’angolo la puttana non c’era.
si stava decomponendo in fretta.
l’ha detta.
il cane allora ha pisciato all’angolo.
la puttana era lì con meno carni!
le ha date ai cani.
 
Lidia-Tullia le sue mani
coi guanti color malva
passa sul viso cereo…
m’accarezzano molti – dice –
perché sono lanosa.
…..
Lidia-Tullia decise di camminare
sula via Croce iniziò a singhiozzare.

COREOGRAFIA DEL GHETTO STORICO

Edizioni Castello, pag 60 - giugno 1985Rada camminava
appestata solo sulle mani
poi la macchina si presentò
puntuale al suo palazzo:
sorrideva a Rada –
Rada sorrideva alla macchina
si guardarono per del tempo
un’infinità di tempo volato
ad osservarsi. poi la macchina
triste senza più sorriso disse:
non posso curarti del tuo cancro!
Rada la osservò e velò per lei
altri sorrisi e velò e disse:
non voglio che tu mi curi
voglio che tu mi uccida!
l’auto uscì dal quartiere
silenziosa mente multipla.
parlarono a Rada dentro l’auto
ma Rada chiuse il finestrino.
come fai a essere sulla macchina
se adesso eri in casa?
da questa domanda
cominciarono a beccarmi;
molti becchini procedevano
seguiti da beccai affilati.
 
Dissolvenza. Dissolvenza.
 
Io sono Viveca
da dove vengo
lo dissi a molti uomini…
e da dove venivo loro andavano.
Io mi chiamo Viveca
ero soltanto bassa
oggi sono anche grassa
sembro più bassa…
divarico le gambe
dentro il mio letto
e m’apro al sogno –
scivolando i ginocchi
sulle lenzuola
ruvide gonfie di sporcizia.
questa mattina
ho sporcato la via
e tutti hanno osato guardare!
quando mi sveglio
è questo il mio pensiero.
Nacqui anziché morire
ma recitai la morte
mia allo specchio;
arrivai qui uno di quei giorni
di quei giorni che scordi
che tutti pensavano:
“sarebbe un gioco da bimbi
stringerla fra le braccia.
potrebbe ribellarsi
per finire per cedere…
grassa com’è,
debole dev’essere anche.”
e altri discorsi simili
giacevano sotto i miei piedi
quando passeggiavo
quando arrivai nel ghetto storico
vent’anni fa,
bassa e grassa
ma non deforme come adesso
che la mia gola possente
con la sua obesità gracchia!
 
Ed è dissolvenza.
 
Lidia-Tullia era l’acqua vergine
insensibile e mezzo vorace
camminava rovinata da vertigine
gonfia di tisi nel magro torace.
Lidia-Tullia sognava il cielo
mentre uccideva un sano stelo.
Lidia-Tullia crebbe andando a messa
nel velo nero con Viveca e Rada e Vanessa.
 
Lidia-Tullia protetta dal ghetto nobile
Lidia-Tullia continua a dire:
essendo la regina del cielo
sono come acqua vergine e fresca.
nessuno l’ascoltava,
poiché il vento delle sue parole
era vento e non acqua!
 
Lidia-Tullia bevve l’acqua
ipersensibile tutta quanta.
Lidia-Tullia mi parve acqua
quando la vidi moscia e santa!
Lidia-Tullia si è vestita
e correndo via si è pisciata.
si è lavata a tarda notte
nel bidè con il piscio e se ne fotte.
 
Dissolvenza
 
Quella sera Vanessa
cadde e si confidò:
siccome è stato
come fossi stata squartata
non ho più scordato
il sogno che mi ha spossata!
come dire che non ho più…
Vanessa ha caldo.
Vanessa è nuda!
Vanessa giace
ventre saziato
giace…e si sveglia:
tu hai sognato!
monte sognato.
sogno arrestato.
cosa ti spinge a me? – sì –
cosa mi spinge a te? – sì –
le danzarono intorno i demoni.
 
Vanessa veniva in auto
veniva a piedi
e veniva e pregava
che io le aprissi…
e piangeva quando mi rivestivo
Vanessa, e gli occhi miei
l’hanno veduta su e giù.