PENSIERO B A RETI UNIFICATE

Io impero sulla vostra

vita, e però, spero

di non schiacciarvi

nel dominarvi farvi

saltare i nervi io che sono

immenso sopra di voi

e non vi faccio ombra

perché sono cielo sole

e luna e stelle e sono

la fine del mare il tappeto

del fondale il tesoro

che placa la vostra miseria

l’ernia che vi piega

io impero e decido

il rossetto da baciare

il vociare da liberare

l’urina da far brillare

quando farmi arrestare

mentre ti posso inculare

sempre tu sia abbastanza

chiavabile e non parlarmi

di bile sparsa al passaggio

del mio sorriso ma

io impero perché non

sono un sogno né l’incubo

che svanisce all’alba

qualcosa che spegni

come la tv che ti tengo

accesa dentro gli occhi

ficcata nel cervello

e che sono tutta questa

grandezza me lo dici

con lo sguardo e l’invidia

ogni volta che mi nomini

o che pensi di ammazzarmi

io impero perché non finite

di guardarmi.

 

O DELL’OPACO SOLE IL VENTO – I – Seconda puntata di All’ombra dei Pixel

I   
 
Ma tu mamma voltati sul mio viso scarno
e guarda la pensile luce che riduce
a tratti gli zigomi in assenti sporgenze
del tuo sole mormora la luce terminata
farsi opaca toccala sciogliersi tra dita
distanti tra flebile aria d’ali farfalla
Elvira poi libera il peso sotto vuoto
del ricordo diafano del suo Rolando.
 
 
 

Quaderni Storditi dal Mare – ***** –

Molli teste immerse
nell’acquario vegliano
muri da raffiche
di luce chiazzati fosfene
scheggia pupille
ciechi i ricordi.
Molli teste immerse
plasmate da raggi catodici
assorbiti gli occhi fanatici
s’illuminano
pensieri malleabili.
Molli teste immerse
in acqua che non bagna
fossilizzate nel mare
senza odore sui monti
senz’aria in cielo
dietro un’aquila molli teste.
 
Maggio 1981
 
 
 

ALL’OMBRA DEI PIXEL – XXV –

XXV
non pelo allo stomaco ma piuma che spuma
intarsia la tonaca mucosa al duodeno
bruciore conico convulso vissuto
riarso d’aspro mastice masticato puro
del sole che cigola c’è solo il ricordo
rovente che lastrica che scalcia con scatto
falcia e sente gracida la gola che ingoia
noia sfianca xantrazol imbianca parietale
 
 
 

ALL’OMBRA DEI PIXEL – XXIV –

XXIV
è volata gracile col profumo in mano
planata in un morbido vascone figura
perlata scheletrica s’immerge nell’acqua
dorata che luccica riflessa alle labbra
preme tempie e medita rammenta il ricordo
che scompare fulmine nel buio soggiorno
l’odore volatile non lascia una scia
sopra i Musu instabile famiglia volteggia
 
 
 

ALL’OMBRA DEI PIXEL – XXIII –

XXIII
lasciato dal lurido sogno sconcio scosso
scialle sulle scapole Elvira lo rincuora
col cornetto malaga poi chiede al figliolo
se ha preso il periodico sorrisi d’attori
stravizi e miracoli Rolando corrosi
e fumanti i postumi notturni volando
sul divano futile giornale le porge
per la lista plurima del pieno delle ore
 
 
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ALL’OMBRA DEI PIXEL – XXII –

XXII

volge il viso ai sepali tra i pali tra i lari
come un bimbo chierico fa la riverenza
Rolando si regola la lenza è quasi ora
della pesca al sarago la lezione a sbafo
grazie a tv vedilo la tua compagnia
serale dai l’obolo in armonia lieta
letta in viso nodulo all’amo e l’ironia
sfuma in ammoniaca che vieta il respiro
 
 
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