DODICI

linee

festa – foto maurizio manzo – 2019            

Gli spazi slabbrati e profondi
le giostre periferiche
immerse in un cielo molle
nel ritardo del respiro

quando schizzano
i colori delle lampadine appese
stordite dal vento improvviso
scombinano il tono serale

ti attende precisa
l’amarezza della fine della giornata
che inizia a comprimere
ogni lato con asprezza

in alcuni angoli
ti soccorre il fango di piogge primaverili
il manto viola di fiori liberi
resoconto del giorno incerto

ogni evidenza s’incrosta
si fa appartenenza e non lascia
opportuna l’obiettività
nei percorsi si insinua il rumore

le intuizioni innocue
su cosa sembra attendersi
il resto della vita da te
sfumano le alterazioni

la complessa armonia
della polvere tra i colori
dove a spintonarsi ci si avvicina
senti che lei ha la pelle più liscia delle nuvole

quando si disfano i contorni
quello che rimane
è disteso tra delle strisce di luce
mischiato a della polpa di niente

tutto quello che ti circonda
di colpo si fa più grande
segnato da uno strano odore
che si allontana con mutevoli suoni.

NEI GIORNI PER VERSI – Anna Maria Curci

cover nei giorni

Nei giorni per versi – Anna Maria Curci – Edizioni Arcipelago Itaca

 

Il respiro costante somiglia a una danza al ritmo che consegna i colori nella stanza, il tetto spesso si appoggia leggero sorretto da qualche accento testardo e corteggia i riflessi storditi.

Accade per caso che si fa bisogno ogni senso e che brilli tra le dita scandito un ricordo e ti accompagna a braccetto tutto il giorno, quando inizia non smette di dirti d’avvertire ogni arto e puoi abbracciare qualche albero o spettinare le foglie.

 

XIII

Voi che l’ardire lo intestate a terzi

che visibili ansiosi poi abdicate

non vi basta tastare le mie piaghe

fare la doccia con le mie piaghe.

 

 

XVIII

Se le frontiere diventano ponti,

scorre limpida l’acqua a dissetare,

la fionda e cerbottana sono un gioco,

David smette di imitare Golia.

 

 

LVII

Mio padre coltiva le tagete

nell’orticello lungo il litorale.

Non la capivo, allora, devozione,

mutevole com’ero e come sono.

 

 

LXXII

Lo so che questo è il tempo dell’attesa,

ma sento sempre urlare la sirena.

Non è nel gorgo d’acque favolose,

è l’allarme perpetuo e ignorato.

 

 

IC

Per quello sforzo immane del pigmento

balbetta la preghiera imbambolata.

Ma fu inutile, sai, la tua rincorsa

a tinteggiare i petali sbiaditi.

 

 

ACIDE DESTINAZIONI

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se la guardi la strada
ti lascia perplesso ferita
e flessuosa in fondo si fa buia
poi sono croccanti le nuvole
e le acide destinazioni
il senso si forma in salita
quando l’acqua ti scorre contro
scopri le ancore dorate
sciogliersi come i sogni

 

 

 

c’è più di qualcosa

Edvard Munch

c’è più di qualcosa
che somiglia al mondo
che si siede sulla sponda
del fiume e guarda il suo nemico
che scema in balia del fiume
non ci tormenta per niente
anche se a pensarci non abbiamo
nemici per cui sederci e aspettare
non abbiamo motivi e bandiere
abbastanza logore da desiderare
cadaveri a cui sorridere
ma ci si spegne la mente
il senso del tatto che ci individua
l’individuo che ci abita.

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