IL GIORNO CHE SI MOSSE IL FIUME

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                        Foto di Vivian Ivolela Batista

 

Da tempo abbiamo smesso di scegliere
sospesa appare una curva verità
che non si trova tra gli alberi
sfarinata davanti e ciò che
non raggiungi bloccato dal vento
lo stesso dei sogni
che non ci dà tregua

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                                    schermaglie – foto maurizio manzo 2017

richiama il vuoto con un salto
indietro e si lascia accogliere
scarta il chiasso che supera
una strana marea intorpidita
un legame con il resto del fondo
è quello che annega i rimasugli
interni gli infermi interstizi

IONELSE IL FANTASMA: eBOOK n.10 di NEOBAR

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Disegno di Elio Copetti per Ionelse il Fantasma

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V
passavo così, inosservato a
me stesso.
Mi sono così, scordato
d’esistere, di respirare.
C’era dinanzi a me uno strato
di colori frementi
non capivo più le persone.
Camminavo senza sapere
l’esatta stabilità delle
mie gambe.
Ho dimenticato
i passi.
Le parole da scrivere –
perché dovevo scriverle.
Perché,
Ionelse mia,
io debbo scrivere poesie?
Cos’ho,
Ionelse mia,
da dire fino a urlare?
La poesia, fantasma,
mica mi aiuterà a spezzarmi come voglio!
Mi aiuterà?
 
Io quando camminavo
non lo sapevo.
Per alcuni pacati istanti
non ho saputo più niente!
E ho per questo sofferto.
 
1981

DIREZIONI

fili e pali - foto maurizio manzo - 1989 -

fili e pali – foto maurizio manzo – 1989 –

Ci sono i binari e ora sono un binario

vado sempre diritto fino in fondo in fondo

ferro che sfrega su ferro e rumore di ossa

l’attrito chiassoso assorda il cielo compreso

di nuvole che non vedo eppure al mio inizio

ero lucido e lo specchiavo come il mare.

ALCHIMA DEL VERBO 3.0

Su Critica Impura Di Sonia Caporossi –

Motivazione letta in occasione della serata dedicata alle menzioni e ai premi speciali del concorso Interferenze – Festival di Bologna In Lettere 2017: Maurizio Manzo, Rizomi e altre gramigne, Zona Contemporanea 2016, segnalazione.

[…]

Una ritualità allopatica e antinaturista, elaborata dal Poeta-Demiurgo nel laboratorio segreto della mente, sia che si diano alla lettura scorci sentimentali e paesaggi interiorizzati, sia che vengano messe in atto descrizioni quasi alla Ponge di oggetti, gesti, sensazioni, in una sorta di Alchimia del Verbo 3.0 in cui la libera lezione associativa tra immagine e percezione di Rimbaud non è che una delle vaghe suggestioni sparse nel testo.

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