Da Il Recinto di Mare – 3 –

3
Arenato tra teste
peste e risucchi
d’orecchi
teste con ancora la lingua
ma che non canta
lontano
non ha
mai potuto cantare
smorfia atterrita
tra un fumo paludoso
odoroso gorgheggiano.
 
La barca
si muove a stento
chino sulla dritta
fitta marea di corpi
s’incaglia
maglia tra le braccia
acciaio che sfredda
le guance
pance che affiorano
e ti si accostano
sostano sotto gli occhi.
 
Recedo e uno stridore
di denti
che raschia sulla chiglia
ciglia spezzate
zattere inutili
mare assorbito.
 
 

Da Il Recinto di Mare – 1 – 2 –

1
Vedo il cielo eccitato
che mostra il genitale
in erezione tonda.
Bel tempo
per navigarti
bel mare.
Sarò da qui,
presto, lontano.
Accarezzo la pelle
della tua pancia
mediterraneo.
 
Chi attendo ancora
nudo su questa
spiaggia del popolo
per essere
trasportato via dalla terra
a filo
di morbido mare?
Marinaio su a riva,
muscoli atonici
danzeranno col ritmo
d’onde rotonde.
 
Sopra quest’acqua
mi piegherò, osservando
l’immobile fondale
dolcemente m’immergerò
come nel ventre
d’una donna schiumosa.
 
2
I fiori scorrono sul mare
staccati
al loro corpo sottile;
i morti affondano
nel mare
squarciati dalle lance bizantine
nel mare che temiamo
ci fanno dormire
un sonno rollio eterno.
Abbonda la città di massi
lisci da tante lingue incisi.
 
Questo il vuoto marino
dominio che accompagna
il mio viaggio da ripples
mentali già estenuato.
Perché gli uccelli
tra la foschia
si fanno scuri?
Siamo il sale de sa gente arrubia
passeggiata leggera
dai fenicotteri rosa
erosa terra dominata.
 
Lo scafo
tonfa sulle onde
collima
lima di spuma
umana
anamorfosi.