ESTERNI CON INTERNI

scomparsa

                                      IPOTESI – foto maurizio manzo 2017 –

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Rolando guardava meravigliato le scintille che sfavillavano da quelle congiunzioni; per un attimo gli sembrò di conoscere quei poliziotti e per gentilezza, quando lo afferrarono per portarlo via, si fece leggero.

Su NEOBAR Roglio, Furrìsca e Callentèddu – Sa Posta –

Porto Cagliari - 1981 - foto Maurizio Manzo

Porto Cagliari – 1980 – foto Maurizio Manzo

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Qui a Cagliari diciamo “du còddasa” anziché “frìgasa”, che vuol dire fottere e si pàriri più diretto. Tutti qui cercano di non farsi fottere. La prima cosa che impàrasa è a non ti fai poni la saliva sul naso, un po’ come cercare di non farsi fottere, dèpisi partì subito de conca, se qualcuno osa farlo.

INTERVALLO

zoomata su strada - foto maurizio manzo - 1983

zoomata su strada – foto maurizio manzo – 1983

A vedersi Rolando Musu s’ignorava. Passeggiava oltre se stesso lasciandosi alle spalle. Di notte lo si vedeva lasciare una scia nel parco. Se smetti di pensare non smetti di urinare. A volte lo inseguivano i gatti a volte i cani. Gli umani lo scansavano. Da quanto tempo stava nel parco nessuno lo sapeva. La panchina verde scomparso si era consumata con lui. Molti ragazzi lo conoscevano da sempre. Altri hanno più volte pensato che il parco fosse nato intorno a lui, Rolando Musu.

Il fatto che non provasse dolore alimentava la leggenda che fosse immortale. O meglio, che fosse eterno. Anche i gatti lo guardavano così come guardavano i faraoni. Molto dell’alba si posava su Rolando, cosicché il resto del giorno gli scivolava via.

Della fuliggine che svolazzava quando si muoveva, non pareva importare alcuno. Un giorno si udì gridare nel parco in maniera disumana. Era notte, anche quella notte arrivò all’alba cercando Rolando su cui poggiarsi. Ma lo trovò flebile, slombato, quasi un intervallo del tempo.

 

PRIMA TAVOLA DI ELIO COPETTI PER SULLA PANCHINA VERDE SCOMPARSO

Tavola di Elio Copetti

Tavola di Elio Copetti

Non c’era un orario preciso, perché non c’era più orario nello stato di Rolando Musu, perciò pensava all’ultima volta che era vivo con una frequenza che non era possibile quantificare. In realtà tutto questo lo stordiva, l’eternità gioca brutti scherzi. È difficile ricordare quando si è stati vivi quando si è morti.

La cosa che più faceva ridere Rolando, perché si ride anche da freddi, era vedere i ragazzi che si fermavano davanti alla sua panchina per sfotterlo, mettergli le dita nel foro del suo zigomo facendo schizzare pus da tutte le parti. Il suo sorriso smontava la boria di quei ragazzi che si allontanavano schifati ma soprattutto indeboliti.

Non si chiedeva come mai gli altri potessero vederlo, addirittura toccarlo. Non ci si chiede certe cose, se non altro per non turbare la felicità del momento in cui qualcuno sembra accorgersi di te.

Lo stato non era di apatia, piuttosto quel momento in cui scompare la memoria e il pensiero non si compone, un troppo pieno che si aziona e crea il vuoto, alleggerendo ogni senso.