IL BELATO DI DIO

Un articolo  di Vito Biolchini ha risvegliato il belato.
In basso il link.
 
quirra-lancio-missile-da-www-nsd-itimageQuirraquirra2b4copia-di-dsc_0827agnello-due-testeagnellino-malformato-quirra-289x300314173
 
 
Questo il belato di dio
che toglie l’anima al sangue
questo il belato biforcuto
che si coglie sul selciato.
 
Questo l’agnello di Quirra
budello e testa biforme
toglie i peccati ai pingui
che urinano nelle vene del vino.
 
Occhio al saltello
del budello d’agnello
del bidente d’uranio
sul cranio tagliente.
 
Bela sul fosso da una bocca
all’altra lana piroforica
lana di roccia che rocca
non scalda il respiro sfalda.
 
Prova l’agnello a seguire
nel gregge povero agnello
cento berretti una testa doppia (*)
duecentotrentotto isotopo scoppia.
 
Il pascolo inaridito
impoverito si è arricchito
il pastore imbizzarrito
indolenzito si è smarrito
addormentato su un letto
di mirra sotto il cielo di Quirra
ninna nanna mitra nanna ninna
canta la bomba canta la ninna
che senza tomba dorme la quiete.
 
(*)detto sardo: centu concas, centu berritas (cento teste, cento cappelli)
 
qui un articolo di Vito Biolchini:
http://vitobiolchini.wordpress.com/2012/12/13/quirra-la-nato-pone-il-segreto-e-la-regione-in-un-anno-non-ha-fatto-un-cazzo-le-ultime-notizie-dal-poligono-piu-inquinato-del-mondo/
 
 
 

RADA – Da Coreografia del ghetto storico –

Disegno di Maria ispiratoai personaggi di Coreografia del ghetto storico

Disegno di Maria ispirato
ai personaggi di Coreografia del ghetto storico

Rada ha vomitato ogni cosa

quando le mani si sono incancherite.

Rada pensava in una strana posa:

ricresceranno come margherite?

ma nessun altro dito sbocciava.

il dolore che ho perduto

non è ritornato felicità.

voltatemi bocconi

che mi sia maltrattata la schiena.

datemi la preda adatta

che possa saziarmi,

e non per ammansire

i miei atroci dolori,

ma per poter avvilire

che sono pregna di buoni valori.

 

è la viola, la sento ancora,

che ha accompagnato il cancro

che mi ha strappato le mani,

delicate come petali.

così leggere erano quando

le aprivo e io toccavo;

ora ho le mani che sembrano

sculture di marmo_nero venate.

restituite per le vene

il sangue alle mie mani!

 

Rada va per le strade

dove è nata e cresciuta;

lei parla in quelle vie

sono qui! ora più in là!

pezzi delle mie mani.

ma voi vedete quel che vedo io?

 

Rada se guarda vede tutto!

 

dissolvenza.

ALLORA IL TEMPO IMPAZZÌ

                                                                    Il mio sangue sia limo
                                                                   dolce e rosato
                                                                  dove le zappe affondino
                                                                  gli stanchi contadini.
 
                                                                                       F. G. Lorça

Allora il tempo è impazzito.

Disse Antioco a Federico.

Terribile per il cielo

lo guardano i due contadini

rossi gli orecchi sardi

solcano le nubi,

vene violacee

perdono croste maleodoranti;

le pareti dell’universo

risuonano assordanti

le colture s’afflosciano

bollite dal gelo

quando il tempo non porta il velo,

i monti oscillano

come steli appassiti.

Hanno preso il volo

gli orecchi sordi reattori

rasentano la pianura

sempre più rossi

i lobi tremano –

allora il tempo è impazzito

disse Federico ad Antioco

non si ode dondolare

la terra

muto dolore nelle viscere

quattrocento cavalli strapazzano

le zolle del delirio

neanche un grido

tentano tutti vinti

stracciati dal sole piegati.

Le nuvole intronate

stanato in cielo sfatto

il giaciglio degli angeli;

cola cerume bollente

con il tempo impazzito

disperazione contagiosa:

Federico disse ad Antioco

allora quella mattina il tempo impazzì!

Le orecchie si tapparono

le terre vennero

d’acqua inondate

e di silenzio concimate.

1980

LORDURA

danno alla terra
il valore dannato del danno
la spiga la quercia l’ulivo
il sughero hanno vita monca
 
sparso la guerra incolore
il buio nel mare espanso
infiammabile su papille
pupille corolle coralli
 
pianto non si ascolta
d’ogni croce che pianto
valgo solo il passo
d’una processione d’esilio
 
qui il sole poggia
sulle sterpaglie
sbuffa dorate polveri
non scalda solo piscine
 
ecco la bottiglia cemento
che lo contiene
eolico che lo rinfresca
spartizione in gran festa
 
sferrano come cavalli azzoppati
l’industria sarda
sordi al canto d’arpie vergini a’ volti
uccegli e cagne azzanna soldi scanna uomini
 
preso il paradiso
poi il purgatorio e rifilati
all’inferno ci prendono
anche quello, grasso che cola
 
il dolore rappreso
non ha più odore.
 
 
 
 

COREOGRAFIA DEL GHETTO STORICO – BRANI 3 –

Brani del mio primo libro - pubblicato nel 1985 -

Vanessa ha perduto i denti.
Vanessa vaneggia ricordando
la luce del suo sorriso giallo.
essendo il sole Vanessa
Vanessa è spietata!
se Vanessa morire voleva
a morire non vi riusciva.
ma mise lo zucchero,
lo mise ai denti d’oro:
voglio perdere i denti!
e d’allora ha perduto tutti i denti.
ma Vanessa si voleva addolcire
perché Vanessa non voleva morire.
Vanessa non poteva saper morire!
 
ed è dissolvenza
 
Rada ha vomitato ogni cosa
quando le mani si sono incancherite.
Rada pensava in una strana posa:
ricresceranno come margherite?
ma nessun altro dito sbocciava.
il dolore che ho perduto
non è ritornato felicità.
voltatemi bocconi
che mi sia maltrattata la schiena.
datemi la preda adatta
che possa saziarmi,
e non per ammansire
i miei atroci dolori,
ma per poter avvilire
che sono pregna di buoni valori.
è la viola, la sento ancora,
che ha accompagnato il cancro
che mi ha strappato le mani,
delicate come petali.
così leggere erano quando
le aprivo e io toccavo;
ora ho le mani che sembrano
sculture di marmo_nero venate.
restituite per le vene
il sangue alle mie mani!
 
Rada va per le strade
dove è nata e cresciuta;
lei parla in quelle vie
sono qui! ora più in là!
pezzi delle mie mani.
ma voi vedete quel che vedo io?
 
Rada se guarda vede tutto!
 
dissolvenza.
 
 
 

COREOGRAFIA DEL GHETTO STORICO – BRANI 2 –

Libro pubblicato nel 1985 - il mio primo libro -

 
“il letto di Viveca                              
abbiamo trasportato
sulla cima della Torre dell’Elefante.
lei l’ha chiesto, lei!”
 
Ah, questa è arguzia! due lati
affilati; il camicione già imbrattato!
oh, mi si asciuga dal dolore…
e solo le mani e la fronte umide…
 
“Viveca s’è aperta la vulva
s’è messa una lametta
e il sangue…
il sangue nella vulva fulva!”
 
ora è la menorragia eterna?
non resta che…
e quindi attendere…
ricalcare tutto o ah!
io ch’ero un tempo
quel ch’ero
non posso da me stessa
cancellare ogni delicatezza!
gli altri sì, potrebbero
disgregare i miei gesti,
la movenza delle labbra
ed io ho fatto soffrire gli altri!
non sembro, ora, divina?
ma lo ero alla finfine?
stare a letto mi ingrossa la voce…
stare a letto mi…
ho venduto l’anima alla giovinezza
ho raschiato un utero
a rubarne i colori!
ho divorato l’ingenuità
appena la seppi esistere!
 
“io l’ho vista Viveca
sul suo letto in cima alla Torre…
tutta imbrattata di sangue…”
 
Dissolvenza
 
Lidia-Tullia era nel vicolo…
dei ragazzi la schernirono
del tempo trascorso l’avvisarono.
Lidia-Tullia corse denudandosi,
invano mostrò il suo corpo sfatto.
Lidia-Tullia danzando perse…
invano gridò: sono regina del cielo!,
le ossa tue rugose…
Lidia vuoi perdere le rughe?
voglio perdermi nella melma!
Lidia-Tullia campanile rancido.
 
si toccò Lidia-Tullia
le gambe le spalle
i denti e dalla bocca
la saliva fece scorrere,
le braccia il cuore le dita,
la faccia le orecchie
e i capelli e il fegato;
la mania – la mania!
tutto di me va disfacendosi…
prova a toccarmi
e vedi un po’ se non divento
più rugosa al tatto.
le tue mani temono sollevare,
toccare questa carne feroce
impietrita di tenerezza?
 
noi perdiamo gli occhi
mentre è lenta la dissolvenza
 
 

BRANI – COREOGRAFIA DEL GHETTO STORICO

Edizioni Castello, pag 60 - giugno 1985

Brani del mio primo libro - pubblicato nel 1985 -

Lidia-Tullia mormorò:
all’angolo la puttana! c’era.
anche oggi faccio la puttana.
poi all’angolo la puttana non c’era.
si stava decomponendo in fretta.
l’ha detta.
il cane allora ha pisciato all’angolo.
la puttana era lì con meno carni!
le ha date ai cani.
 
Lidia-Tullia le sue mani
coi guanti color malva
passa sul viso cereo…
m’accarezzano molti – dice –
perché sono lanosa.
…..
Lidia-Tullia decise di camminare
sula via Croce iniziò a singhiozzare.