L’ANONIMA VIDEOTECARI

Immagine tratta dal film: Be kind rewind

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All’inizio ci si vedeva una volta alla settimana. Poi uno, non ricordo chi, propose di vederci più volte la settimana. Finché un altro disse che l’ideale sarebbe stato incontrarsi ogni giorno. E un altro ancora abolì orari e appuntamenti stabiliti.

Quello di non ricordare le persone legate alla loro azione, è un fatto sempre più ricorrente. Allora provo a rivedere l’immagine come una scena distaccata, movimentata da altri verso altre persone, ed ecco che inquadro il ricordo.

Questo è un lato da cui non guarirò. Nonostante la terapia quotidiana.

Ciao sono Dylan Leg e sono tremiladuecentottantacinque giorni che faccio il videotecaro.

Dylan Leg era il più insopportabile del gruppo. L’anonima videotecari. Questo gruppo d’incontro terapeutico era atipico. Praticamente funzionava al contrario. Qui non bisognava astenersi, ma attenersi. Non bisognava smettere d’essere ma essere e esserlo sempre di più. Chi propose di vederci ogni giorno, lo fece con l’intento di riuscire ad acquisire più forza per resistere.

Dylan Leg usciva di casa armato di uno spruzzino. Appena notava qualcuno particolarmente abbronzato spruzzava disinfettante su ogni cosa questi toccasse. Alle riunioni quotidiane alcuni relatori del gruppo avevano creato una sorta di no fly zone entro la quale i tossici videotecari del sud non potevano aggirarsi e sedersi. Questa divisione si era resa necessaria dopo alcune liti nate al seguito di diverse spruzzate di Dylan sulle sedie infrante dai videotecari del sud.

Ciao sono Qualcuno e sono sessantotto giorni che ho smesso di fare il videotecaro ma non riesco a vivere senza respirare fotogrammi.

Qualcuno aveva chiuso ma non aveva smesso di drogarsi di film. Era uno dei pochi che riusciva a prendere le cose più belle dei film e immaginarle per la vita. Difficilmente litigava, spesso posava la pace, così come quando si poggia qualcosa di delicato usando la massima attenzione perché non si rompa.

Ciao sono Nessuno e sono quattromilaquindici giorni che faccio il videotecaro, e ogni giorno che passa è sempre più difficile continuare ad amare ciò di cui non posso fare a meno, ogni giorno sono tentato di smettere con la stessa forza che m’impedisce di smettere.

Nessuno aveva spesso rincorso attorno alle sedie nella sala, Dylan Leg, per fargli ingoiare lo spruzzino. Era un impulsivo. Dylan Leg era compulsivo. Strappava le reazioni a brandelli.

Ciao sono Massimo e sono un videotecaro da tempo immemorabile. Massimo indossava sempre il kefiah alle riunioni. Anche lui non aveva mai permesso di farsi spruzzare la sedia di disinfettante. Massimo era del sud, e aveva il sud nel sangue.

Miao sono Emma e faccio la videotecara da duemilaseicento giorni.

Emma era la gatta del gruppo. Amava i gatti più degli esseri umani. Ultimamente aveva cambiato idea su molte cose e su molte persone, ma per niente sui gatti.

Un ululato accompagnava l’ingresso di Lupo.

Ciao sono Lupo e sono seimilaseicento giorni che faccio il videotecaro.

Ciao Lupo, rispose in coro il gruppo Anonima Videotecari, con la solita enfasi che voleva esprimere il desiderio di non abbandonarsi mai, di non perdersi.

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Ciao sono Scarlett e non ricordo da quanti giorni faccio la videotecara, ma continuo a farla. Sono invece centocinque giorni che sono anche altro.

Quando Scarlett attraversava la sala per arrivare alla sua sedia, era un penetrante piano sequenza, lo sguardo dei colleghi che sembrava guidarla. Scarlett oltre che giovane era bella. I videotecari stavano diventando una razza promiscua, lei lo era già da qualche tempo. Raggiungere la promiscuità diventava ogni giorno di più una necessità. Non era facile. Scarlett c’era riuscita al primo incanto. Oltre che bella era intelligente e intelligentemente sapeva di esserlo e lo sfruttava.

Quella mattina si dichiaravano i noleggi. Una condivisione indispensabile per continuare a vivere. Non era una sfida tipo chi ce l’ha più lungo o che ce l’ha disegnata meglio tra un inguine e l’altro, una vera e propria terapia di malessere partecipato per trovarne qualche benessere. Un videotecaro che dichiara quattro noleggi e zero ricariche, è come un pranoterapeuta che poggia le sue mani sul capo dolente e lo sana.

La sala delle riunioni era il seminterrato di un palazzo in periferia. La luce che filtrava dalle vetrate che si affacciavano al marciapiede della strada, si fece di colpo più cupa. I videotecari udirono dei tuoni in lontananza e gli si illuminarono gli occhi come quelli dei bambini davanti al giocattolo che avevano sempre desiderato e finalmente ricevuto in dono. Però durò poco. Anche il tempo aveva smesso di essere determinante per loro, o perlomeno non come in passato. Il caldo invece continuava ad essere determinante in maniera negativa.

Intanto a un collega videotecaro appendendo la giacca gli cadde la busta che teneva stretto, da dove uscirono cinque dvd marchiati BB.

Il tempo finì di scurirsi.

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Tutti i presenti si girarono verso i dvd brandizzati. Non ci fu nessun stupore o commento. Lo stato delle cose era tale che non c’era più niente da dire. Dylan Leg raccolse i dvd borbottando: “ci vanno tutte le videoteche, e chi non ci va presto gli tocca. Vi è passata la smania di darmi contro, eh!”

Nessuno guardava dritto negli occhi Dylan, trattenendosi dal dire che poteva risparmiare il suo bearsi dei videotecari che stavano finendo col fare come lui, davanti alla sopravvivenza. Ma l’insoddisfazione genera violenza o apatia. Quando uno è soddisfatto è in pace con il mondo. Questo vale anche per un videotecaro. Per il videotecaro vale anche il contrario. Egli appare felice, o meglio crede di apparire felice quando si mostra sorridente e cordiale e disponibile, anche se molti di noi cominciano a pensare di apparire come degli idioti intramontabili. Però ci si vede per resistere. Sui tempi di persistenza nessuno di noi ormai azzardava pronunciarsi, bisognava comunque esserci e questo bastava.

Ciao sono Witt e faccio il videotecaro da duemilanovecentonovantanove giorni e sono trenta giorni di seguito che non smetto di vedere film.

Witt era tra i giovani del gruppo. Dava la sensazione a tutti noi, di camminare seguendo una linea colorata di rosso. Quasi tutti avevamo smesso di seguire delle linee, Witt cercava sempre di riportarci lungo una striscia.

“Fuori sta per arrivare un tempaccio rental!” Disse Witt, mentre Qualcuno iniziava il racconto di un film di Herzog: Fitzcarraldo.

“Chi sogna può muovere le montagne!” Brian Sweeny Fitzgerald, sopranominato Fitzcarraldo, ha un grande sogno, costruire un teatro dell’opera nel cuore dell’amazzonia e portarci il grande Caruso. Per fare questo decide di fare la raccolta di caucciù e decide di farlo in una zona dove nessuna nave ci può arrivare perché dovrebbe attraversare le rapide. Fitz decide allora di portare la nave attraverso una montagna per arginare le rapide.

Qualcuno aveva gli occhi umidi mentre raccontava, e concluse che il nostro sogno, tenere la videoteca, richiedeva di trascinare una nave attraverso una montagna, e che se il sogno è talmente forte riuscirai a compiere l’impresa, anche se ti uscirà sangue dal naso.

Grazie Qualcuno! Grazie!

In coro il gruppo dei videotecari ringraziò Qualcuno, mentre ci salutavamo, e la pioggia sembrava crearci un’atmosfera amazzonica che fissava nella nostra pelle il sogno di trascinare una nave, farle attraversare una montagna.

 

QUARTA PUNTATA DEL FRONTE ARMATO PER LE IMMAGINI

Su NEOBAR Il romanzo dei videotecari giunto alla quarta puntata.

 

Omaggio a RAY BRADBURY autore del capolavoro Fahrenheit 451

dallo splendido film di François Truffaut

che ha ispirato il Fronte Armato per le Immagini

http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/7697/