L’A_PATIRE

                                                                                           A F. M.
 
Sulla via di Damasco
l’illuminazione schizzava
quarantaquattro lembi in fila
allungata sciogliendo
tepore sapore colore
il canto che taglia la gola
si arrampica dolente
lentamente diffuso
nel fumo
la forma spirale sanguigna.
 
Dei pezzi di pezza speziata
di brandelli novelli
che s’accompagna ai piatti
distratti mischiati
all’agnello del santo natale
non si vede il digrigno
né ghigno di mandibole
aleggianti sconnesse
beffati nel semplice vivere
nel respiro annullato.
 
Ricordo a te che mangi
di pensare a colui che non mangia
a colui che esplode,
ma non più di tanto
santo il tuo giorno merita
sogno e contorno
dedica un canto
e incanto tieniti stretto
sorretto nell’animo
dal buon pensiero.
 
Riempi le tasche della giacca
da camera
di donazioni incoronate
infilate come trofei
in un cordone
della salvazione
una collana
lanosa che ripara
dal dolore d’altrove
che ti schiaffeggia.
 
Sentiti buono
rischiara il tuo infinito
da cui emergere a testa
alta cresta del buon
samaritano
pantano di sementi
di sentimenti
dove sguazzare
fino al riposo
corposo volteggiante.
 
Un giorno ti sarà
lieto il passare
del tempo
emporio ricolmo di merce
è l’anima che si rigenera
inesauribile
la tua coscienza
impinguita si slabbra
e non ha più forma
norma al di là del proprio cuore.
 
 

LE ANAMORFICHE – 5 -

5° ANAMORFOSI

Quando gli anni scalfiti dai calli nel cuore ti danno l’affanno
che rintana e corrode ogni sogno t’aspetti dai giorni colori
dai contorni d’umano candore a svegliare pallore e calore
ma non trovi nient’altro che soglia negata al tuo palmo che bussa
alla foglia che trema e non resta che l’acqua salata il lontano fondale.

 

 

 

LE ANAMORFICHE – 4 -

4° ANAMORFOSI

anche il giorno che lento assapora la spora che lieve dispone
su pareti graffiate il respiro assorbito di colpo si quieta stordito
poggia pioggia al torrente una lente allargata che scende che scava
con spirali impazzite filtrate nei corpi filati dai venti che senti
dirompenti roventi fermati alla schiena che senza più forza si piega
e cosparso di piaghe anche il senso si disfa si sfascia ti dici m’accascia
mentre stanco il pensiero mutato che schizza ti sfugge e ti lascia
il cervello un orpello che muto risponde del vuoto nell’eco.

 

 

LE ANAMORFICHE – 3 -

3° ANAMORFOSI

rosolata la nuca mostrava l’ogiva lucente percossa
affacciarsi dal foro profondo bagliore fumante spremente
di ricordi zampilli aggrumati lapilli cocenti saltanti
e tra tanti capelli soffritti mischiati sfiorati d’istante
immortale la morte convulsa che lenta ritenta risucchio
d’un sospiro nel mentre da retro si vede un sorriso interrotto
e verrebbe da dire del teschio che un tempo l’aveva la bocca
e poteva cantare e di bocche ora ne ha due e non canta non parla
e potendo gridare gridava scompari a te stesso agli spari.

LE ANAMORFICHE – 2 -

2° ANAMORFOSI

Del dolore il rumore s’aggira e non vedi finché non ti tocca
non ha suono né odore se cresce di massa tra il piede nel freno
ippocampo che trotta nel liquor e lo senti nel mentre che macina
la tua vita un possesso che spesso improvviso ci annienta rallenta
ogni senso dell’aria del sole tra il mare e l’abisso e risali
l’infinito più lento di biondi granelli di polvere calda
quando invece la gioia t’assale chiassosa gassosa e ti butta
e ti rotola a terra non pensi è la vita che sale alle vene
è un momento già fatto ricordo un sogno che scalda il calore
come un giorno finito non lascia più dire o si lascia predire.

LE ANAMORFICHE – 1 -

1° ANAMORFOSI 1941

se pur d’uomo il concetto si sciolse speravi strillando con gli occhi
che la stilla che strilla che stilla poi a terra del muto dolore
il ristagno s’udisse lamento ma invece s’allunga la piaga
che stivale col tacco contorce e di derma desunto s’allarga
una pozza com’eri riaffiora sfiorando la fiera ondulata entità
tutto un tempo s’è fatto d’orrore colore disciolto nel mondo.