MACERIE

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Porto di Cagliari – dal Bastione Sant Croce -1983 Foto Maurizio Manzo

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Cagliari al mio inizio aveva molta più luce che muri. Il tempo si slabbrava sulle facciate squarciate dei palazzi. Il buio raramente ci colpiva prima di rientrare a casa. E sì che rientravamo tardi perché tardi arrivava il buio nel quartiere Castello. Il cielo, anche lui si infilava tra le intercapedini sventrate delle macerie, custodi dei nostri giochi, e usciva appesantito, nube ingolfata di calcinacci. I fantasmi scansavano regolarmente la luce. Molti di noi li chiamavano spavaldi, ma nessuno andava mai la notte a salutarli, a far loro compagnia. Il tetano ci evitava timoroso. Anche le croste sui ginocchi si asciugavano bianche.

Dal bastione il porto sembrava una risacca farsi ai nostri piedi. Una corsa ed eravamo lì, giovane pelle mischiata al sale e colorata di nafta. Poi dal faro dalle grandi àncore, scoprivamo di saper volare, mentre sempre interminabile la luce seccava il sale e imbiondiva i peli sulla nostra schiena e sulle braccia. Finché la pelle doca crepava la malta di sale e la luce finiva di dorare lintero corpo.

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