Maurizio Manzo, Rizomi e altre gramigne. Nota di Giovanni Nuscis

Ecco, credo che questo passaggio sintetizzi bene la poetica e la postura resistenziale della tua ricerca, segnando sia lo scarto con la lingua convenzionale e la linearità di senso, più proprie della narrativa e della maggior parte della poesia soprattutto novecentesca; sia l’ambizione di chiudere nel perimetro di cinquine – al bel ritmo di un doppio endecasillabo – un mondo altro che non è riproduzione fedele e iconica di quello reale, né la sua descrizione.

Poetarum Silva

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Maurizio Manzo, Rizomi e altre gramigne. Prefazione di Pasquale Vitagliano, Editrice ZONA 2016

CERCHI

È sparito il tuo mondo dissociato, qualcuno te lo mostra rattrappito
dentro una palla di vetro innevata, c’è anche la tua cattedrale e la piazza
spiazzata quella sofferenza inflitta, tutto ruota intorno a sé un cerchio lento
che non si chiude resta aperto e spento, le cose che non andavano fatte
hanno inciso cicatrici gemelle, e non basta scuotere le spalle il capo.

*

PIETRE

Non ha smesso di lottare si dice, persino rannicchiato nel delirio
ha finito di pesare sui cuori, soffermando sugli sguardi il livore
affonda ogni vivace finto slancio, le parole che hanno perso colore
sono quelle che galleggiano spente, e non c’è palude abbastanza cremosa
anche i lampi cercano il giusto guizzo, a pelo d’acqua pure le pietre danzano.

*

ANOMALIE

Si è sempre al proprio interno smisurati, nessuna prospettiva lineare

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