Maurizio Manzo: Roglio, furrìsca e callentèddu (Sa Scafa)

Di questo frammento Maurizio ci dice: ‘un po’ il mio “mamma Roma” che ho conosciuto e frequentato da bambino che mi ha fatto capire che a tutti il cuore batte allo stesso modo e le aritmie sono a volte dove non ti aspetti.’

Neobar

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SA SCAFA

“Tua mamma fa la puttana.” Così dissi a quello che sarebbe diventato il mio migliore amico tra i sei e i dodici anni.

Allora, le finestre dove abitavo donànta in sa bìa strìnta, avevo cinque anni e nei is bàscius, era arrivata a bìvi una nuova famiglia.

Avevo la fronte appoggiata a sa ringhèra e spuràmmu sa mia beriràri, con innocente atrocità tenendomi forte alle sbarre del balcone, verità che de sicùru avevo captato in casa.

Lui sìndi torrò aìntru de dòmu e riuscì fuori con la madre, signora Lina, dèu pùru mìndi sèu fuìu dentro casa mentre s’intendìri su nòmini di mamma zerrìài e lei con la sua solita cortesia che si affaccia.

“Buongiorno, signora Lina, ìta è suzzèrio?…”

Non ricordo la mortificazione di mia madre, ma mi rimbomba ancora òi su zèrriu chi m’àri donàu.

Con Pinetto, su fìllu de signora Lina, ci siamo poi…

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