Maurizio Manzo: Roglio, furrìsca e callentèddu (Lellina)

“Arrò du tìridi sfoddarèddu mi dàri!”
Mentre mi si avvicinava, Lellina, urlava quello a cui aveva appena assistito, ùnu scèrtu stravanàto, quattro lillòni chi ànti fàttu s’ankàra di passare davanti a Carèna scarenàu, che li ha lasciati quasi morti in terra.

Neobar

by m. manzo_ ai giardinetti pubblici by m. manzo_ ai giardinetti pubblici

“Arrò du tìridi sfoddarèddu mi dàri!”

Mentre mi si avvicinava, Lellina, urlava quello a cui aveva appena assistito, ùnu scèrtu stravanàto, quattro lillòni chi ànti fàttu s’ankàra di passare davanti a Carèna scarenàu, che li ha lasciati quasi morti in terra.

Con Lellina si bièmusu ai giardini pubblici, ci viàra una cricca nòa e da qualche giorno avevo iniziato a frequentarli.

In quella cricca c’erano ragazzini di tutti i quartieri vicini, A dodici anni èmo giài cumentzàu a frecuentài fuori dal quartiere di castello.

Con Lellina passavamo is dìsi con is mùrrus appiccigàus. Lei aveva fisso il burro cacao puìta su frìusu le spaccava le labbra, ma cùssa fìara una scusa, èusu passàu più tempo a baciarci che a respirare.

nelle cricche, però, non pòrisi fài su chi bòlisi, e infatti dovevamo stare attenti, non andàra bèni a stare accardancàti continuamente, venivi escluso o…

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