LA CONTRO EVIDENZA

Ogni sera si voltava verso la finestra e osservava la luce cambiare e ogni giorno a quell’ora si sorprendeva a dedurre che di lì a poco sarebbe scesa la sera.

La deduzione era il suo mestiere. Basilare nel suo mestiere. Il giudice Cària a volte pensava con tenerezza alla madre che gli ricordava: “Già da bambino eri diventato infallibile! Tutti in casa ti chiamavano deducino.”

Questo suo dono lo contraddistingueva, “perché la verità va intuita!”, asseriva spesso e in varie situazioni; “ma anche contro intuita!!”. Gli sarebbe piaciuto essere chiamato il giudice della contro evidenza.

Ciò che seguirà sarà uno dei più esaurenti esempi della teoria della contro evidenza, o meglio della verità contro intuita!

L’aria era attraversata da una serie d’odori. A Rolando Musu provocavano una sorta di nausea. Ripensandoci erano odori normali di strada che in altre situazioni non gli avevano mai dato fastidio. La nausea non era provocata dal naso, ma da quello che stava andando a compiere.

Quella mattina che aveva la luce non diversa da tanti altri giorni, si recava insieme al suo avvocato a denunciare il suo strozzino.

Il malessere di Rolando probabilmente proveniva dal fatto che tutto era nato in modo inconsueto, rispetto a come si sviluppano queste vicende. Invece si stava concludendo nel modo più comune per queste storie. Tutto ciò che ne sarebbe venuto avrebbe stravolto la loro vita sociale, tranne quella del giudice, degli inquirenti, degli avvocati. Perché il disagio di vivere le decisioni non è  dentro una sentenza e non va neanche accompagnata da motivazioni, è al di là di chi è sopra le parti.

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