POCO DOPO

Per prima cosa mi hanno chiesto di guardare intorno, di guardare in terra, di svegliarmi. Io avevo gli occhi aperti tutto il tempo e non potevo fare a meno di scivolare. Instabilità sul pavimento vischioso. Non so quanti giorni erano passati, che stavo lì in piedi davanti a queste persone. Tre, quattro, una settimana? Da quanto tempo non mangiavo, non bevevo? Però non affiorava nessuna necessità invadente, insistevo nel mettere a fuoco da quanto tempo mi chiedevano di pensare a quello che era successo, di provare a toccare quei resti umani, che erano ancora caldi.

Ora mi ruota tutto intorno velocemente. Sento un odore come di rosolatura, di olio che brucia e annerisce ogni cosa, provo a chiedere di versarmi sul viso un po’ d’aria, di sciogliere il respiro che si annoda e mi chiedono di smettere di annidare lo sguardo nel vuoto.

Poi di colpo ogni momento rallenta e ogni punto è sempre più imparziale, è come staccato e non arriva a ricongiungersi. È stato allora che ho richiuso  gli occhi.

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