PELO D’ACQUA

Presto la luce avrebbe diffuso il suo umore nella stanza. Lei sorrideva e rifletteva una strana serenità. In quel momento Eugenio si svegliò sentendosi avvolto nel buio. La luce che aveva contenuto con le palpebre sembrava risucchiata indietro e assorbita nella testa chiassosamente. Pensò di essere in bilico davanti a un fosso e si tenne forte sul letto.

A volte sembra tutto vero, si disse sorridendo solo con una smorfia. In quel buio non poteva essere visto, però si preoccupò che potevano sentirlo ridere nel buio a chissà che ora della notte. Perché era notte, concluse che solo la notte il buio è così fitto, finché non ti ci abitui.  In pieno giorno avrebbe ripensato a quella strana notte più che al sogno che sembrava diventare interessante, e mentre aspettava che il giorno arrivasse, pensò che forse poteva riprendere il sogno per i capelli e tenere i capelli in mano e carezzarli.

Strinse forte gli occhi ma sicuramente così poteva essere peggio, e adagiò ciglio su ciglio lentamente. Spesso capita che chiudendo la finestra di una stanza si apre il tuo mondo e lo puoi sentire odorare qualcosa che conosci. Quando chiudi gli occhi il mondo che si apre ti appartiene completamente, ma a volte non lo riconosci quanto lui riconosce te. Mentre dormiva Eugenio si accorse che pensava alla luce e si risvegliò. Pensò a una strada che si intrecciava con altre strade, cominciò a percorrere quelle strade come a stancarsi. Passò davanti a una persona per tre volte di seguito. Poi si chiese dove poteva essere finita, quella persona, lui aveva pensato solo a delle strade, e intorno niente, né case né campi né mare.

Una volta aveva provato a perlustrare il fondale marino con una maschera e un boccaglio, a pelo d’acqua stando quasi fermo e l’acqua che fluiva alle orecchie faceva lo stesso rumore che ora non abbandonava la sua testa. Il rumore torbido dell’acqua che sbatte sulla banchina di un porto. Monotono, perpetuo, a volte un risucchio poi un sordo schiaffo.

Prima di arrivare alla notte, prima di arrivare a coricarsi, prima di arrivare ad addormentarsi, prima di entrare in casa nella sua stanza, perché di sicuro doveva essere lì, coricato, cercando di riacciuffare un sogno pieno di luce; da che punto era arrivato, che strada aveva percorso. Eugenio non riusciva a tracciare una mappa, un insieme di vie che da un punto lo riportava a casa sua. Sarà questo stato di dormiveglia!, esclamò. Si accorse subito di aver parlato a voce alta, senza preoccuparsi d’altro, ma di non essersi udito.

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