I LUSCI – 1 –

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I fasci di luce erano sempre gli stessi. Ognuno aveva il suo. In questa città c’era tanta luce che anche nelle giornate grigie c’era una razione luminosa per tutti.

Matteo sollevava in alto i suoi bucaneve Doria, li faceva infilzare da un fascio prima di immergerli nella scodella da latte. Il latte era sempre immobile dopo aver bollito, era come se dormisse.

Anselmo aveva smesso di guardare il figlio far fare una sorta di Sartiglia alla luce, trasformata in Componidori non toccava terra se non quando tutti lasciavano la tavola, iniziavano una giornata come le altre.

Allora la luce attraversava le sedie e toccava il pavimento, spargendosi.

A Elena spettava più luce nel suo posto consueto. Alla luce sembrava piacere far risaltare gli occhi e il viso di Elena.

Elena preparava ogni mattina le colazioni, era sempre lì più o meno come la luce e con la stessa variabile intensità.

Anselmo se non di rado, non guardava neanche più Elena e neppure Federica, che era sempre l’ultima a svegliarsi e a raggiungere la cucina per fare colazione.

Una mattina, più luminosa di altre, Anselmo aveva osservato il suo contesto ancora meno degli altri giorni. E si può dire strana, questa circostanza. A pensarci, il contrario avrebbe evitato lo stato di agitazione che l’intera famiglia Lusci avrebbe vissuto nelle ore successive. Uno scardinamento della volontà.

 

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