IPOTESI

S’era appesa di colpo all’ombra la strana figura della mia mente e mi chiedevo di poterla vedere muoversi come le visioni che può avere un’ala spezzettata mentre cade con velocità inattesa. Il giorno avevo anche provato a sollevarmi salendo su di una scala traballante portando l’aria ad accerchiare più profondamente quello che pensavo, ma il soffitto spingeva più potente delle mie gambe e sentivo cedere le forze verso il basso. Il quadro mi ritraeva spalmato nel sole panciuto d’un cielo e avevo diversi raggi spuntare tra i capelli, anche alcune forme viventi accostatesi più vicino prendevano fuoco disintegrandosi. Poi di colpo quello che molti chiamerebbero oscurità si fece invadente e allo specchio vidi i sibili scontenti della lampadina che spuntavano dalla mia nuca tra il ronzare di zanzare la strage d’assilli troncati sanguinanti, vessillo dell’ingordigia e finivo così anche quel giorno, a pensare che non sei tu a passare le giornate ma sono loro a trapassarti incuranti.

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