TROPPO PIENO

Non c’era un orario preciso, perché non c’era più orario nello stato di Rolando Musu, perciò pensava all’ultima volta che era vivo con una frequenza che non era possibile quantificare. In realtà tutto questo lo stordiva, l’eternità gioca brutti scherzi. È difficile ricordare quando si è stati vivi quando si è morti.

La cosa che più faceva ridere Rolando, perché si ride anche da freddi, era vedere i ragazzi che si fermavano davanti alla sua panchina per sfotterlo, mettergli le dita nel foro del suo zigomo facendo schizzare pus da tutte le parti. Il suo sorriso smontava la boria di quei ragazzi che si allontanavano schifati ma soprattutto indeboliti.

Non si chiedeva come mai gli altri potessero vederlo, addirittura toccarlo. Non ci si chiede certe cose, se non altro per non turbare la felicità del momento in cui qualcuno sembra accorgersi di te.

Lo stato non era di apatia, piuttosto quel momento in cui scompare la memoria e il pensiero non si compone, un troppo pieno che si aziona e crea il vuoto, alleggerendo ogni senso.

2 thoughts on “TROPPO PIENO

  1. “È difficile ricordare quando si è stati vivi, quando si è morti”. come pure si può dimenticare di essere vivi e farsi scoprire già defunti dalla morte. è bello quando qualcuno si accorge di te. anche se è la morte.
    siamo gonfi di sorrisi amari (e non ce ne rendiamo conto). meno male il troppo pieno, così un po’ di pus esce, insieme a sorriso un ogni tanto.

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