LA PUSTOLA

Quel giorno Rolando Musu non aveva niente da fare. Stava seduto sulla panchina verde scomparso e provava a sentire il fruscio degli occhi che aspettavano il tempo. Anche se sapeva benissimo che per lui il tempo non esisteva, perché era morto e aveva scoperto che il tempo non si occupa più dei morti; in effetti il tempo non si occupa di nessuno, solo i vivi pensano spesso a lui, al tempo, come a una cosa di fretta nel mondo.
Poggiava spesso briciole di pane sulla pustola aperta che aveva sullo zigomo. Prima ancora di accorgersi del suo stato, si accorse di una formichina che si affacciava in bilico nella purulenza e guardava il mondo di fuori. Rolando Musu pensò alla formichina come alla sua anima che reclamava nutrimento e non glielo fece più mancare.

 

 

2 thoughts on “LA PUSTOLA

  1. ho cliccato il tag “roberto musu” (era su pixel, mi pare) e sono andato a rileggere.
    iniziando da qui.
    dove c’è il “verde scomparso” e il fruscio degli occhi, come pure l’inizio della formichina.

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