FRAGMENTA – II° VOLUME

Selezione dei vincitori e finalisti alla seconda edizione del premio della casa editrice Smasher

IL MUTAMENTO

In assoluta umiltà, io dico che certe cose
sono più straordinarie di altre e che io sono una di esse.

Philip Roth, La Mammella

       1

     Quasi sicuramente al mattino non avrò più niente. Da qualche notte me lo ripeto. Il respiro non avverte nessun affanno. Provo a tapparmi le orecchie e mi accorgo del silenzio. È veramente notte. Ora che ci penso, è stato di notte. Ogni tremendo passaggio avviene la notte. Ma non è di questa notte che devo aver timore. Tutto è già avvenuto. Mi terrorizza il dopo e il prima degli altri. L’altra mattina vedevo mia madre parlare con il medico. Mio padre appoggiarsi allo stipite della porta che separa l’andito dell’ingresso dal soggiorno. Il volume della tv imperversare sulle loro facce.

     Mi chiamo Nolego Gi e ho 25 anni. Il primo sintomo è stato un non sintomo. Questo è il terrore. La mia voce la sento uguale a tutte le volte che nella mia breve vita ho parlato. Il mio olfatto è canino. Ogni cosa che guardo la vedo prima ancora di toccarla. Il mio aspetto ho deciso dal risveglio di ieri mattina di non specchiarlo più. Evito persino di guardarmi gli arti superiori e di far sfilare i miei occhi sul resto del corpo. Questo non perché abbia notato qualcosa di diverso sul mio corpo, ma perché temo di trovarlo. Perché tra la notte e l’alba di questi giorni passati è successo qualcosa alla mia persona. Qualcosa che nessuno sembra volermi riferire. E questo mi terrorizza ancor più della cosa in se stessa.

     Il medico viene tutte le mattine. Mia sorella Veriosel da qualche giorno non va a scuola. Eppure quest’anno l’aspetta la maturità, che già s’è persa l’anno passato. Mio padre non va al lavoro, e non ricordo di averlo mai visto in casa a metà mattino in giorni diversi dalla domenica o da qualche giorno di ferie che riesce ad avere nel mese di agosto. Il clima appare cupo e anche i loro volti.

     Oggi sono riuscito a sentire cosa diceva il medico a mia madre, e cosa lei chiedeva con profonda apprensione. E questo dialogo scarno, indecifrabile ma inquietante, mi ha atterrito.

     “Dobbiamo comportarci in qualche modo particolare” — “No, non sappiamo esattamente niente di preciso, per ora limitatevi ad evitare lunghe sequenze.” – “Ora dovrò fare tutte le richieste del caso, per un eventuale assistenza…” – il dottore interruppe subito mia madre: “Signora Maia, se si tratta di quello che temiamo, lo stato non dà alcuna assistenza. Anzi, in altri tempi chiederebbero l’eliminazione. Ora basta tenerli al coperto, sotto la loro luce… a domani, signora.”

     Anche la mattina seguente, per me non è cambiato niente. Chissà perché si pensa che il farsi passare la notte addosso possa sanare qualcosa che ci affligge. Mio padre passeggia pensieroso per tutta la casa. Mi dispiace vederlo in quello stato, considerando il fatto che potrei essere responsabile di ciò, se solo me lo dicessero.

       2

     Il cielo azzurro raro, al di là delle nuvole. Il sole sembra di plastica. Dalla finestra è questa intensa serenità che mi indebolisce. Guardo giù e noto che si radunano diverse persone. Parlano tra loro. Non vedo le loro espressioni, ma il gesticolare esprime stupore, meraviglia. Sono davanti al portone della palazzina dove vivo, in questo quartiere popolare e popolato. Mia sorella Veriosel mi evita. Questo mi fa pensare possa temere qualche contagio, oppure è arrabbiata perché a causa mia, del mio stato, non può uscire di casa per la vergogna, in quanto tutti commentano il mio stato.

     Mia madre mi porta il pranzo in camera. Pensandoci, non mi è stato imposto, non sono stato relegato nella mia stanza. Sono io che non esco perché non so bene cosa mi stia accadendo, cosa mi sia accaduto. Una trasformazione è evidente, ma non un mutamento evidente. Mia madre appena può mi accarezza i capelli e mi tocca la fronte poggiando anche le labbra, come faceva quand’ero bambino per tastare la temperatura. Io non ho neanche il coraggio di chiedere qualcosa, ufficialmente è tutto normale. Più o meno tutti fanno le cose di tutti i giorni. A parte qualche presenza, come ho detto, in orari anomali di mio padre e di mia sorella, per il resto tutto procede abbastanza regolarmente. Se chiedessi chiarimenti potrei creare sbalordimento nei miei, potrebbero pensare che la straniata diffidenza possa avere a che fare con lo stato della mia mente. Quindi sarei io a pensare che quanto accaduto in una delle notti passate mi ha cambiato la vita?

     No, la pazzia è cosa di cui difficilmente il pazzo può discernere le sfumature e il volto dei miei cari non lascia dubbi, che qualcosa d’irrimediabile si sia verificato, qualcosa che va oltre un esaurimento nervoso. Mi lasciano coltelli sul vassoio del pranzo, mi lasciano solo nella stanza e non hanno sbarrato in qualche modo la finestra. Sono io che non apro la finestra perché, e qui mi sento ridicolo, ho paura che l’aria fresca possa recarmi qualche danno. Non so esattamente questo mio nuovo stato cosa possa sostenere, rigettare con violenza o subire inerte. A volte per sorridere mi dico: non sono un vampiro, perché la luce mi avrebbe già incenerito. A meno che non sia un’evoluzione recente del vampiro, ma non avrei remore nel volteggiare sopra i curiosi davanti al mio portone per dirgliene quattro.

     Quello che sono diventato non sarà una persona peggiore di quella che ero, se quello che ero non era migliore di quello che sono ora. Però prima ero una persona, e ora?

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