GIREVOLI

Moltitudine, solitudine: termini uguali e convertibili per il poeta attivo e fecondo. Chi non sa popolare la proprio solitudine, non sa neanche esser solo in una folla affaccendata.
Il poeta gode dell’impareggiabile privilegio di poter essere, a suo piacimento, se stesso ed altro. Come quelle anime erranti in cerca di un corpo, entra quando gli pare in qualsiasi personaggio.

Baudelaire

I poeti che s’attardano

sono girevoli

in moltitudine

sono tremendi

e non si beccano

se non per togliersi

qualche pulce a vicenda.

 

Se l’imbrunire

li coglie ancora fuori

si trasformano

animali da luna piena

e sbranano gli annali

per qualche rigo

mendicanti un giudizio.

 

A volte piani

oppure sdruccioli

con il respiro dispari

anziché pari

e il rimbombo dell’eco a capo

apolidi del corpo

sostano sciolti ovunque.

 

Di giorno i molti segni

lasciati invisibili ai più

si fermano sul corpo

e dentro il viso

un gonfiore piatto

come un disturbo muto

che illude udibile lontano.

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