CAMMINO NUOVO

Bastione S. Croce Verso Ghetto  degli Ebrei
Foto Maurizio Manzo – 1983 –

Un senso

era ciò che non ti

chiedevi

eravamo bambini

abituati al volo

disarmato

di chi non amato o troppo

amato di chi escluso

o incluso

di un estremo che non contiene.

 

Quell’uomo magro

alto triste e distinto

scorreva con la mano

il muraglione del bastione

senza guardarlo

come spesso faceva

un doberman, che temevamo,

quando inseguiva

la sua ombra.

 

Giocavamo nelle aiuole

con le biglie a furrisca1

cominciando a notare

quel signore in abito

chiaro col naso aquilino

e lo sguardo mutato

nel terrore del ghiaccio

dell’assenza, che si

muoveva insicuro e

tremante.

 

Finché vinse il suo stesso

vuoto sedante

pesante cercò di calarsi

darsi all’aria evitando

di lanciarsi come altri

fanno, e rimase appeso

al muraglione

col corpo penzoloni,

e l’afferrammo come

lui afferrò la vita spaccandosi

il naso arcuato

sul bordo affilato.

 

Gridavamo più forte

di quelle nostre forze

che venivano meno

e arrivarono degli adulti

a tirarlo fuori

dal vuoto che lo stava

ingoiando in un sol

boccone.

 

Anche Vito dal gioco

passava improvviso a cercare

di scavalcare

la vita

e di raggiungere la madre

morta quando lui era

ancora più bambino

di quell’istante.

Era triste vederlo

averlo trattenuto

perché dopo piangeva

a lungo;

quando rientravo

stringevo in una morsa

mia madre.

 

Dal bastione S. Croce

i suicidi schiantavano

in via Cammino Nuovo

pareva un buon auspicio;

in quel tempo la via

era divisa tra la discesa

che portava al vociare

nel mercato di Santa Chiara

e dalla parte opposta

incolta

fino a via fiume

un tappeto di margherite

fluttuanti con le nostre teste

che cercavano tra l’erbaccia

i palloni caduti

nelle partite interminabili.

 

A volte risalendo via Cammino Nuovo

facevamo i fortini

nel crepaccio sopra la clinica

Aresu

tra sterpaglie e piante di capperi

selvatici

eravamo più in bilico

dei suicidi, noi stessi

eravamo suicidi

in quell’incoscienza nascosta

ai genitori, se mia madre

per portarmi al mercato

mi teneva forte la mano

per non scappargli via, e ricordo

la pescheria dove cercava

il baccalà a mio padre,

napoletano,

pressato in una bacinella

celeste a raggiera, pensai

a un sole esangue

triste per i suoi suicidi.

 

1 Furrisca: fossetta che si crea per giocare con le biglie, da cui prende anche il nome del gioco.

 

 Da Cronologia Avventata

6 thoughts on “CAMMINO NUOVO

  1. Sto camminando attorno al ghetto storico. Forse sulle mura. Immagino, perchè non ho mai camminato lì calpestando il selciato. Ci sto girando attorno, per avvicinarmi lentamente come le vie strette del centro storico invitano a fare. Mi avvicino e raccolgo come una manta, come una megattera, le particelle viventi della tua storia, prima di portare il mio corpo ingombrante nel terribile, magnifico spettacolo della tua Coreografia…nel coro greco della vita. Percorro la tua Cronologia per imparare a parlare, a sentire, a respirare come si fa lì, dove sono nate le tue parole. Voglio capire e imparare, per non perdere neppure un suono o un silenzio quando entrerò nel ghetto storico. Grazie per avermi aperto questa porta, questa apertura nel ” recinto di mare” che racchiude mura fragili come conchiglie.

    Un caro saluto
    Maria

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