DA IONELSE IL FANTASMA – 1981 –

IV

Avevo in mano la matita
sopra la scrivania i fogli;
d’un tratto un balzo
scappai via dalla solitudine
verso una strada
soffocata di luce tenue.
Ascoltami, Ionelse.
Io camminavo
e un vento travolgente
aumentava ad ogni mio passo.
Cosa vuol dire, Ionelse?
Si sono aperte finestre,
spalancate violente!
Affacciata mi è apparsa
una donna coi denti d’oro,
che luccicavano
stupida illuminazione.
 
Hai sentito, Ionelse?
Anche se stai nascosta,
anche se non vuoi sedere
a fumare con me,
per me è lo stesso –
purché, Fantasma,
da lì dietro mi ascolti.
                       
 
V
 
passavo così, inosservato a
me stesso.
Mi sono così, scordato
d’esistere, di respirare.
C’era dinanzi a me uno strato
di colori frementi
non capivo più le persone.
Camminavo senza sapere
l’esatta stabilità delle
mie gambe.
Ho dimenticato
i passi.
Le parole da scrivere –
perché dovevo scriverle.
Perché,
Ionelse mia,
io debbo scrivere poesie?
Cos’ho,
Ionelse mia,
da dire fino a urlare?
La poesia, fantasma,
mica mi aiuterà a spezzarmi come voglio!
Mi aiuterà?
 
Io quando camminavo
non lo sapevo.
Per alcuni pacati istanti
non ho saputo più niente!
E ho per questo sofferto.
 
 
 

4 thoughts on “DA IONELSE IL FANTASMA – 1981 –

  1. mi fai pensare a Poe…
    tutte quelle domande senza risposte…
    (Ionelse potrebbe essere il corvo).

    ricambio gli auguri di buone feste e buon natale, con grande affetto!
    C.

  2. Se il destino è racchiude nel nome Ionelse si apparenta con Arthuro R: Io-non-è-un-altro (else). E ad Arthuro consuona nel moto ubriaco, nel suo essere poesia deambulante e ubriaca. Buone feste sghembe Maurizio. L.

    • Fu all’inizio uno studio. Scrivevo silenzi, notti, segnavo l’inesprimibile. Fissavo vertigini.

      Questa frase di Rimbaud che riporto in testata sul mio blog, era già in esergo a questo poemetto, il cui titolo è appunto IO-NEL-SE…e sono una serie di autointerrogazioni sulla poesia e attimo stesso di creazione:
      VIII
      Gli escrementi dell’arte
      m’attraversano il corpo,
      scendono, gonfiano le natiche.
      Scendono per le cosce,
      per quelle oscure vie.
      Ora si fermano.
      Nelle ginocchia.
      Li sento dentro le ginocchia.
      Puzzano più di te,
      fantasma mia,
      le ginocchia rigonfie.

      Lavami le Ginocchia!

      Tu credi nei poeti, Ionelse?
      Ma chi sono i poeti, Fantasma?
      Degli esseri morti?
      O debbono saper morire.
      Leggeri e trasparenti
      come le loro lacrime.
      Fammi cadere,
      le ginocchia mi dolgono.
      Sono tutte molli di merda.
      Osserva l’alone che lascio
      appena m’alzo.
      Due cerchi maleodoranti
      che s’alzano nell’aria.

      C’è il piacere e il fetore
      d’inginocchiarsi!
      ….
      Ciao Luca buone feste anche a te!

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