Fronte Armato per le Immagini – V – VI – VII

V

“ Spiegavo e rispiegavo in continuazione, che sarei finita sulla strada e senza possibilità di mangiare e di rispettare gli impegni assunti.” – stringeva i pugni con le braccia abbassate Adele, mentre raccontava la sua storia a Federico. Le fiamme gialle le avevano portato via tutti i dvd in quanto sospetti. All’udienza, davanti al giudice, Adele appariva ancora più bella con il volto teso e pallido. Anche il giudice la osservava con un interesse che sembrava andare oltre l’accertare la verità. Aveva portato ogni tipo di documentazione che la scagionava e dimostrava la regolarità dei suoi dvd. Le Fiamme Gialle avevano fatto chiudere centinaia di negozi, grazie allo loro superficialità e alla situazione in cui effettivamente versavano molte videoteche e qualcuna “barava” per sopravvivere. Il giudice non poteva sbugiardare le Fiamme Gialle, e chi avrebbe dovuto pagare per le centinaia di negozi chiusi per lo stesso inesistente motivo? Le Fiamme Gialle avevano uno strano senso su cosa combattere per salvaguardare l’ingegno visivo, e quando sparavano le videoteche venivano colpite anche dal fuoco amico.

Adele accusò allora pesantemente il maresciallo delle Fiamme Gialle, raccontando il momento del sequestro nel suo negozio, che mentre il maresciallo fumava una sigaretta fuori e i suoi uomini portavano via le merci dal negozio, passò un Orphan con un mazzo di verbatim in mano e urtò il maresciallo perdendo alcuni dvd. Il maresciallo li raccolse, lesse il titolo scritto rigorosamente con lumocolor rosso punta f, di uno di questi: Percy Jackson, film non uscito neanche nelle sale, e guardando il fondo, il riflesso del sole gli  illuminò il volto di violetto, lo rese all’Orphan accarezzandogli il capo e sussurrandogli: “attento agli uomini-videofilm!”.

Gli Orphan erano degli uomini-bambino che godevano di un’immunità particolare, potevano razziare le opere di ingegno, le informazioni sensibili, le carte di credito, le identità, grazie a un papello sottoscritto con le forze dell’ordine, dovevano garantire con quel loro aspetto bambino sempre sguinzagliati nella rete di trovare e sedurre e segnalare bande di pedofili. Adele si portò davanti al giudice che per un attimo diede l’impressione di tirarsi indietro e disse: “non ha senso neanche sputarle in faccia! “

Federico le baciò per la prima volta lo sfregio sull’occhio e lei chiuse la palpebra rigata e sembrava gradire quella sorta di protezione, lei che appariva così forte e decisa. E Qualcuno volò sul nido del cuculo si accostò tossendo.

 

VI

La Segreta Commissione Dolly si era riunita in tutta fretta. La situazione stava ormai precipitando e occorreva un’azione che fosse in grado di smuovere il settore all’interno, dalla sua inerzia ormai terminale. I volti degli appartenenti alla Commissione Dolly erano imperscrutabili, apparivano come dei negativi con viraggi warholiani. Prese la parola il braccio destro del grande visualizzatore: “Ogni giorno registi e operatori e sceneggiatori di storie visive, cedono alle nuove vie comunicative, senza rendersi conto che saranno strade a circolo chiuso, senza ritorno! Occorre muoversi in questa direzione e  selezionare chi usare come esempio per aprire gli occhi a tutto il comparto.”

Daniele OpenClose fu il prescelto. Il regista era amato da buona parte delle videoteche, i suoi film nel passaggio in videoteca venivano spesso valorizzati consigliati quasi imposti, prolungando la loro vita e regalando una visibilità altrimenti negata.

Daniele OpenClose fu rapito al suo rientro dal festival di Cannes. Non gli fu rivolta alcuna violenza né fisica né verbale. Venne portato in un luogo isolato, in un casolare che costeggiava il Bosco delle Immagini Dette. La stanza dove era tenuto era illuminata dal fascio di luce di un proiettore, questo per far sentire il regista a suo agio e comunque per non terrorizzarlo più di quanto già non fosse terrorizzato.

La mattina del 24 iniziò l’interrogatorio punitivo. Il 24h\365 era il numero di pratica assegnato a questa operazione. Ventiquattrore per trecentosessantacinque giorni era il servizio che gli uomini videofilm offrivano da sempre. Il servizio che ora veniva calpestato e abbandonato a se stesso anche da chi ne aveva avuto solo giovamenti. Questo l’incipit dell’incontro con Daniele OpenClose. L’incarico fu affidato a Federico, Qualcuno e Adele; Emma lavorava all’impianto luci e musiche. Qualcuno camminava nervosamente intorno al regista, giocando con due occhi di vetro nella mano sinistra. Tutto era pronto e venne tolto il cappuccio dalla testa del regista, che respirò come fosse risalito da un abisso marino in apnea da un’ora. Al regista illuminati dalla luce del proiettore apparvero le facce degli uomini videofilm coperte da maschere di divi hollywoodiani.

“Ora le mostreremo cosa pensa e cosa fa dei suoi film, della sua arte, del suo ingegno, la gente a cui lei vuole dare le corsie preferenziali per la fruizione del suo lavoro.” Esordì Adele con una voce impostata e pienamente sicura. Cominciarono a proiettare le immagini di una sorta di Festival dell’Unità Giga Byte, il filmato mostrava tutto il popolo della rete, Orphan, Impiegati Statali, Gente Comune, che si aggiravano tra i vari stand per provare le varie connessione e i vari software con cui abusare delle immagini. Di colpo la zoomata si poggiò sul bancone di uno stand ricolmo di verbatim con film italiani. Venivano offerti a due a due ad ogni bibita comprata. I film di Daniele OpenClose venivano usati da prima come mini frisbee poi nel proseguo della festa venivano da prima spezzati a metà e usati per frantumare la coca, alcuni scommettevano, dopo varie bevute di birra, su chi riusciva e centrare il buco da più lontano con il piscio. Altri ci specchiavano la saliva e altri ancora li usavano per il tiro al piattello. Nessuno in un’ora e mezza di filmato si era guardato un suo film nei lettori portatili che abbondavano in quell’orgia di immagini rubate e buttate. I titoli visti erano le grandi produzioni americane, i titoloni, ma guardavano solo le immagini migliori e anche quelli venivano poi lanciati ne vari porcili, un po’ come fa il bambino con il panino con nutella, lecca la nutella e getta via il pane.

Daniele OpenClose svenne alla fine del filmato e si risvegliò a casa sua, frastornato e con gli occhi colmi di luce.

 

VII

Rosa Mara se era sola piangeva. L’assaliva la tristezza. Lei vedeva la nebbia nel bosco precedere il suo passo. Aveva perso l’ultima speranza di rivedere suoi figli. La vhs del film Poltergeist in cui sperava potesse restituirle i figli attraverso la tv, era stata sequestrata dalle ronde alla quale difficilmente sfuggiva la luce particolare che emanava un film. Rosa Mara attraversava il bosco come dentro una campana di nebbia. Rivide un uomo che pensò il marito e gli chiese come stesse: “bene, ogni tanto sanguino!” e pensò di fare l’amore con lui, vicino al ruscello. Neanche quella situazione, però, diede un qualche sollievo a Rosa Mara, la nebbia creava un filtro flou mentre erano stesi e l’acqua brillava sui loro occhi la disperazione. Ci vengono tolte le cose più care per l’indifferenza della gente finché non rasenta la loro pelle, i loro affetti cari, il loro lavoro, l’uomo può camminare e calpestare senza che qualcosa lo turbi.

Rosa Mara se era sola, piangeva.

Qui trovi i primi capitoli

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