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UN ANNO DI WEB E DI BLOG

Grazie a quanti hanno seguito e apprezzato, anche a chi ha provato disgusto, per i miei testi in questo mio primo anno di rete “letteraria” e di gestione del blog.

Un caro saluto a tutti!

Maurizio

Ringraziamento ai Lit Blog Amici che mi hanno ospitato in quest’anno:

    

       

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Fronte Armato per le Immagini – VIII – IX – X – XI -

VIII

Era stata diffusa una nota per gli appartenenti al Fronte Armato per le Immagini. Era stato prodotto uno scanner in grado di identificare il punto sublimale dell’emozione  che aveva scatenato in noi la scelta di identificarsi con quel dato film. In automatico questo scanner lanciava un raggio laser che era in grado di sciogliere la celluloide intersecata con le nostre cellule, e spesso, quando il film era una continua emozione,  scioglieva l’intera persona.

Federico si era identificato anche con il film The Elephant Man, ogni volta che ripensava a quel film sentiva un sussulto. E capì il senso di tutto questo. Il film vivrà o morirà con lui, ma a sua volta aveva già trasmesso quanto ricevuto. Potranno finire di chiudere gli spacci di immagini e distruggere gli uomini videofilm, ma non potranno mai sciogliere tutte le cellule contaminate.

L’antidoto per sfuggire allo scanner Federico l’aveva trovato nel pensare a un verso di Paul Valery: il mare, il mare, sempre ricominciato. Il verso diventava uno scudo o meglio, emetteva una diversa sensazione, diversa da quella perseguitata.

 

IX

La mer la mer toujours recommencèe. Ogni ronda che gli passava accanto, Federico ripeteva mentalmente il verso di Paul Valery. La ronda dotata dello scanner che era in grado di sciogliere persino le persone, qualora fossero talmente in sintonia con il film che avevano scelto di diventare, si distingueva da un luce che pulsava e illuminava il taschino della divisa all’altezza del cuore. Era una luce ad impulso breve e di un colore falso, era appunto un cuore marcio. Gli uomini videofilm avevano un istante in cui soffocare e nascondere la propria emozione e passare indenni davanti allo scanner.

Le strade delle città erano sempre più spesso luogo di esecuzioni e di falò circondati da folla che assisteva al rogo di opere disturbanti. Federico non riuscì più a distogliere dalla mente il mucchio di gente sciolta in un angolo di una strada. Era gente che aveva amato film creati ad arte per stimolare un’emozione che sfociava in commozione, tanto da ingannare lo scanner e fare una strage. Hachiko uccise un intero quartiere. Alcuni nel mucchio erano stati sciolti a metà, si intravedevano le loro espressione, sembrava fossero stati rincorsi e acchiappati dal Vesuvio in una Pompei assolata suonata dai Pink Floyd.

Era giunto al punto giusto. Il camion si fermò puntuale. Scese Carolina, la vacca con la testa ricoperta di serpenti. Federico era pronto per sferrare il nuovo attacco, nel cuore del sistema da sempre ritorto contro chi gli ha permesso di esistere.

 

X

Per miglia aveva portato la vacca in giro per la città. La vacca era stata sottoposta all’inserimento di un diaframma intestinale, condizionando lo sfintere ad evacuare sotto forma di dvd. Carolina era stata fatta abbuffare di cialde chimiche con le scritte e i colori che riportavano i dvd brandizzati BB. Per cui Federico attraversò le strade principali della città con Carolina al collare, che cagava a forma di dvd siglati BB e la folla di chi amava il cinema soprattutto gratis, rimaneva sospesa tra la meraviglia e il vomito mentre raccoglieva i dvd e gli si sfaldavano in mano. In lontananza Federico vide una donna, anch’essa con la testa ricoperta di serpenti biondi, che cercava di precedere la gente raccogliendo come qualcosa che le apparteneva. Sulla porta di alcune videoteche superstiti, c’erano i titolari che pagavano questi film cinque volte di più del BB, che sorridevano soddisfatti. La donna con la testa ricoperta da serpenti biondi, arrivata nelle loro vicinanze fece dei segni come per comunicare qualche cosa, ma muovendo le mani ventilava un odore di profondità corporale e i videotecari scapparono dentro gli spacci reietti.

 

XI

Si era accorto dello scroscio dell’acqua. Adele aveva lasciato la porta del bagno aperta. Aveva le spalle scoperte che porgeva allo sguardo di Federico. Era seduta sul bidè e aveva solo dei fantasmini ai piedi. Federico sembrava carezzarle le spalle con il movimento degli occhi, una carezza immensa e lunga.

Adele si alzò per asciugarsi e si accorse di lui, lo salutò,  “buongiorno”, mentre continuava ad asciugarsi il pube e il ventre. Federico pareva vederla nuda per la prima volta, semplicemente la bellezza di Adele lo sorprendeva sempre, come un’apparizione.

Quel giorno gli era stato assegnato il compito di individuare e verificare una leggenda metropolitana. Circolava la voce, in maniera sempre più insistente, che nello spot della VIDEO ON DEMAND del presidente Pigsconi, dove si vede evaporare l’avvenire di migliaia di persone che gestiscono videoteche  in un DDT, il suo DDT, appare l’immagine di un bambino risucchiato anch’egli all’interno del DDT. La leggenda dice che i realizzatori dello spot avevano acquistato i dvd da far sparire magicamente all’interno di un DDT, da una video in chiusura e chiesto la consegna del materiale sul set, consegna fatta dal figlio del videotecaro in dissesto. Questo ragazzino avrebbe dovuto mettere in evidenza il lavoro del padre che di lì a poco sarebbe scomparso, ingoiato dal DDT. L’effetto digitale  partì improvvisamente senza che riuscissero ad evitare il risucchio del ragazzino. I tecnici lavorarono in fase di montaggio per evitare lo strazio del ragazzino risucchiato, ma da un’attenta visualizzazione assieme agli scaffali e ai dvd si vede scomparire ingoiato nel Decoder Video On Demand il ragazzino.

Federico e Adele dovevano verificare questa leggenda e divulgare, qualora risultasse così, quell’atroce verità, a cui come al solito Pigsconi passava  sopra senza nessuna pietà.

Usarono i sistemi Blow Up e Blow Out. Dal primo riuscirono a vedere e documentare a rallentatore il ragazzino e suoi tentativi di aggrapparsi agli scaffali per non essere risucchiato, ma proprio gli scaffali erano il simbolo principe che doveva sparire. Dal secondo scoprirono una traccia audio in cui si distingueva la voce di Pigsconi dire: “Ghe Pensi Mi! Tanto anche il padre è destinato a scomparire così evitiamo tragedie nella famiglie degli italiani.” E la traccia si interruppe bruscamente.


Qui i capitoli I-IV                                                     Qui i capitoli V-VII

Fronte Armato per le Immagini – V – VI – VII

V

“ Spiegavo e rispiegavo in continuazione, che sarei finita sulla strada e senza possibilità di mangiare e di rispettare gli impegni assunti.” – stringeva i pugni con le braccia abbassate Adele, mentre raccontava la sua storia a Federico. Le fiamme gialle le avevano portato via tutti i dvd in quanto sospetti. All’udienza, davanti al giudice, Adele appariva ancora più bella con il volto teso e pallido. Anche il giudice la osservava con un interesse che sembrava andare oltre l’accertare la verità. Aveva portato ogni tipo di documentazione che la scagionava e dimostrava la regolarità dei suoi dvd. Le Fiamme Gialle avevano fatto chiudere centinaia di negozi, grazie allo loro superficialità e alla situazione in cui effettivamente versavano molte videoteche e qualcuna “barava” per sopravvivere. Il giudice non poteva sbugiardare le Fiamme Gialle, e chi avrebbe dovuto pagare per le centinaia di negozi chiusi per lo stesso inesistente motivo? Le Fiamme Gialle avevano uno strano senso su cosa combattere per salvaguardare l’ingegno visivo, e quando sparavano le videoteche venivano colpite anche dal fuoco amico.

Adele accusò allora pesantemente il maresciallo delle Fiamme Gialle, raccontando il momento del sequestro nel suo negozio, che mentre il maresciallo fumava una sigaretta fuori e i suoi uomini portavano via le merci dal negozio, passò un Orphan con un mazzo di verbatim in mano e urtò il maresciallo perdendo alcuni dvd. Il maresciallo li raccolse, lesse il titolo scritto rigorosamente con lumocolor rosso punta f, di uno di questi: Percy Jackson, film non uscito neanche nelle sale, e guardando il fondo, il riflesso del sole gli  illuminò il volto di violetto, lo rese all’Orphan accarezzandogli il capo e sussurrandogli: “attento agli uomini-videofilm!”.

Gli Orphan erano degli uomini-bambino che godevano di un’immunità particolare, potevano razziare le opere di ingegno, le informazioni sensibili, le carte di credito, le identità, grazie a un papello sottoscritto con le forze dell’ordine, dovevano garantire con quel loro aspetto bambino sempre sguinzagliati nella rete di trovare e sedurre e segnalare bande di pedofili. Adele si portò davanti al giudice che per un attimo diede l’impressione di tirarsi indietro e disse: “non ha senso neanche sputarle in faccia! “

Federico le baciò per la prima volta lo sfregio sull’occhio e lei chiuse la palpebra rigata e sembrava gradire quella sorta di protezione, lei che appariva così forte e decisa. E Qualcuno volò sul nido del cuculo si accostò tossendo.

 

VI

La Segreta Commissione Dolly si era riunita in tutta fretta. La situazione stava ormai precipitando e occorreva un’azione che fosse in grado di smuovere il settore all’interno, dalla sua inerzia ormai terminale. I volti degli appartenenti alla Commissione Dolly erano imperscrutabili, apparivano come dei negativi con viraggi warholiani. Prese la parola il braccio destro del grande visualizzatore: “Ogni giorno registi e operatori e sceneggiatori di storie visive, cedono alle nuove vie comunicative, senza rendersi conto che saranno strade a circolo chiuso, senza ritorno! Occorre muoversi in questa direzione e  selezionare chi usare come esempio per aprire gli occhi a tutto il comparto.”

Daniele OpenClose fu il prescelto. Il regista era amato da buona parte delle videoteche, i suoi film nel passaggio in videoteca venivano spesso valorizzati consigliati quasi imposti, prolungando la loro vita e regalando una visibilità altrimenti negata.

Daniele OpenClose fu rapito al suo rientro dal festival di Cannes. Non gli fu rivolta alcuna violenza né fisica né verbale. Venne portato in un luogo isolato, in un casolare che costeggiava il Bosco delle Immagini Dette. La stanza dove era tenuto era illuminata dal fascio di luce di un proiettore, questo per far sentire il regista a suo agio e comunque per non terrorizzarlo più di quanto già non fosse terrorizzato.

La mattina del 24 iniziò l’interrogatorio punitivo. Il 24h\365 era il numero di pratica assegnato a questa operazione. Ventiquattrore per trecentosessantacinque giorni era il servizio che gli uomini videofilm offrivano da sempre. Il servizio che ora veniva calpestato e abbandonato a se stesso anche da chi ne aveva avuto solo giovamenti. Questo l’incipit dell’incontro con Daniele OpenClose. L’incarico fu affidato a Federico, Qualcuno e Adele; Emma lavorava all’impianto luci e musiche. Qualcuno camminava nervosamente intorno al regista, giocando con due occhi di vetro nella mano sinistra. Tutto era pronto e venne tolto il cappuccio dalla testa del regista, che respirò come fosse risalito da un abisso marino in apnea da un’ora. Al regista illuminati dalla luce del proiettore apparvero le facce degli uomini videofilm coperte da maschere di divi hollywoodiani.

“Ora le mostreremo cosa pensa e cosa fa dei suoi film, della sua arte, del suo ingegno, la gente a cui lei vuole dare le corsie preferenziali per la fruizione del suo lavoro.” Esordì Adele con una voce impostata e pienamente sicura. Cominciarono a proiettare le immagini di una sorta di Festival dell’Unità Giga Byte, il filmato mostrava tutto il popolo della rete, Orphan, Impiegati Statali, Gente Comune, che si aggiravano tra i vari stand per provare le varie connessione e i vari software con cui abusare delle immagini. Di colpo la zoomata si poggiò sul bancone di uno stand ricolmo di verbatim con film italiani. Venivano offerti a due a due ad ogni bibita comprata. I film di Daniele OpenClose venivano usati da prima come mini frisbee poi nel proseguo della festa venivano da prima spezzati a metà e usati per frantumare la coca, alcuni scommettevano, dopo varie bevute di birra, su chi riusciva e centrare il buco da più lontano con il piscio. Altri ci specchiavano la saliva e altri ancora li usavano per il tiro al piattello. Nessuno in un’ora e mezza di filmato si era guardato un suo film nei lettori portatili che abbondavano in quell’orgia di immagini rubate e buttate. I titoli visti erano le grandi produzioni americane, i titoloni, ma guardavano solo le immagini migliori e anche quelli venivano poi lanciati ne vari porcili, un po’ come fa il bambino con il panino con nutella, lecca la nutella e getta via il pane.

Daniele OpenClose svenne alla fine del filmato e si risvegliò a casa sua, frastornato e con gli occhi colmi di luce.

 

VII

Rosa Mara se era sola piangeva. L’assaliva la tristezza. Lei vedeva la nebbia nel bosco precedere il suo passo. Aveva perso l’ultima speranza di rivedere suoi figli. La vhs del film Poltergeist in cui sperava potesse restituirle i figli attraverso la tv, era stata sequestrata dalle ronde alla quale difficilmente sfuggiva la luce particolare che emanava un film. Rosa Mara attraversava il bosco come dentro una campana di nebbia. Rivide un uomo che pensò il marito e gli chiese come stesse: “bene, ogni tanto sanguino!” e pensò di fare l’amore con lui, vicino al ruscello. Neanche quella situazione, però, diede un qualche sollievo a Rosa Mara, la nebbia creava un filtro flou mentre erano stesi e l’acqua brillava sui loro occhi la disperazione. Ci vengono tolte le cose più care per l’indifferenza della gente finché non rasenta la loro pelle, i loro affetti cari, il loro lavoro, l’uomo può camminare e calpestare senza che qualcosa lo turbi.

Rosa Mara se era sola, piangeva.

Qui trovi i primi capitoli

LE MILLE E UNA VIDEO – un film per non morire -

L’incontro
     Effettivamente faceva già freddo. Era solo la metà di settembre, ma a quell’ora l’aria già ghiacciava gli zigomi. Orietta si sfregò le mani, scendendo dall’auto. “Presto ci vorranno i guanti”. Pensò quasi ad alta voce .
     Nella stanzetta rientrata, c’erano tre persone davanti ai distributori che la aspettavano. “Pensa un po’ se non venivo” si disse mentre sorrideva ai suoi clienti e sollevava la serranda girando la chiave. Mise il pass all’antifurto e accese la luce dell’ingresso del negozio. Come le capitava ogni mattina, anche quella notte, era l’una e trenta, si spaventò davanti al cartonato di un film della serie American Pie, ad altezza d’uomo che visto all’improvviso sgomentava. Passò dietro il banco appoggiando le chiavi sulla scrivania e recandosi verso il distributore lanciò uno sguardo involontario ma automatico, verso i raccogli banconote dei Selector. Intravide dei biglietti e questo già bastò a giustificare il disturbo di essersi svegliata e recata al negozio nel cuore della notte.
     Il distributore aveva la pinza bloccata da un dvd. “cavolo, non faccio altro che dire di restituire i film nel verso giusto e con la custodia ben chiusa, ma niente, poi sempre di notte!” Questa volta Orietta lo disse ad alta voce, e probabilmente i clienti che attendevano il ripristino del distributore, avevano sentito tutto. Orietta passava in negozio quasi 10 ore al giorno e certe cose le capitavano sempre la notte o la domenica, che era l’unico giorno che dedicava a se stessa.
     Tolse il dvd inceppato tra le guide della pinza e resettò il PC per far ripartire il distributore. Controllò tutti i passaggi di avvio del braccio nella croce e senza dare molta attenzione buttò sulla scrivania il dvd che si era incastrato. Appena ripartito il distributore, uscì fuori dai clienti in attesa e scusandosi per l’imprevisto li avvertiva che potevano servirsi. “Grazie Ori!” Risposero in coro.
     Prima di chiudere e rientrare a casa, prese il dvd che si era inceppato per reinserirlo nel distributore. “magari è una novità, così lo carico subito.” Però si rese conto, una volta ripreso in mano, che non era un dvd, ma bensì la copertina cartonata di un libro, tagliata a misura di una custodia per dvd slim.
     Era la copertina del libro Le Mille e una Notte. Era di un nero fitto e la scritta dorata sembrava oro zecchino, che si staccava rilasciandosi sui polpastrelli delle dita. Il retro era bianco candido e c’era un messaggio scritto a mano, con una calligrafia perfetta, in un blu lucido:
                                             Mia moglie è una troia
Ogni notte rapirò una tua cliente
E all’alba dopo aver fatto l’amore con lei
La ucciderò.
     Orietta lasciò cadere la copertina a terra, che aiutò a similare quella situazione da sogno cadendo senza far alcun rumore. Perché doveva uccidere le sue clienti? Chi era poi questo tizio? Sua moglie era una sua cliente? Perché poi l’avvisava, poteva ucciderle e basta. E perché poi Le Mille e una Notte? O voleva che lei diventasse Shahrazàd e ogni notte per mille notti avrebbe dovuto raccontargli o mostrargli un film che lo distraesse dall’uccidere? Chiuse in maniera concitata la video e rientrò a casa ad aspettare il mattino.
Il coinvolgimento
     Orietta viveva da sola. Già da qualche mese lei e il suo compagno avevano preso la decisione di troncare una relazione ormai morta. Avevano convissuto per quattro anni. Stavano assieme da due anni prima di decidere di condividere ogni momento e ogni sguardo dal giorno alla notte. Dopo sei anni, la rottura.
     Non voleva pensare che forse avrebbe preferito non essersi ancora separata dal compagno. Però lo pensò intensamente mentre guardava la copertina del libro Le Mille e una Notte, con quel messaggio delirante. Riuscì a malapena a riprendere sonno verso le cinque e trenta del mattino, un sonno tormentato, impaurito, superficiale e tremolante. Alle sette del mattino si stava già facendo la doccia. Passava la spugna sul corpo, Orietta aveva un corpo splendido, e sentiva la pelle sensibile al massaggio. Non sopportava strofinarsi la pelle. Era una sensazione che le ricordava un’estate in cui si era ustionata sotto il sole al mare. Ora aveva un’ustione sottocutanea creata dalla tensione per qualcosa che non capiva, che non riusciva a decifrare. Non riusciva, Orietta, a capire quanto doveva preoccuparsi dell’accaduto, quanto lei poteva essere interessata e coinvolta in questa storia.
     Pettinò i capelli lunghi neri e li lasciò mossi. Anche questa era una cosa che non usava fare, se non quando doveva incontrare qualcuno a cui teneva particolarmente, diversamente si lisciava sempre i capelli. Anche i vestiti erano diversi da quelli che portava quando andava in videoteca, non indossava cose decisamente provocanti ma non erano neanche i vestiti solitamente casual, e ad ogni modo la maglietta segnava il suo bellissimo seno e rivelava che non usava mai reggiseno. La gonna non era cortissima ma abbastanza da mostrare le sue gambe lunghe e tonde. Era come se avesse  stabilito che qualcuno la osservava, spiava.
    Quella mattina aprì la videoteca prestissimo, almeno rispetto alla norma. Accese subito il computer e iniziò a spulciare tra gli accessi al distributore della notte prima, iniziò a controllare chi aveva preso film e che film e soprattutto chi aveva reso al posto di un dvd quella copertina sagomata tipo dvd.
L’intuizione
    Quella notte erano stati noleggiati tutti film sui serial killer. Film vecchi e nuovi, ma tutti trattavano di omicidi seriali. Il momento del blocco del distributore non era collegabile a un cliente particolare. Era come se qualcuno fosse riuscito a porre qualcosa sotto lo sportellino, in modo da poterlo sollevare una volta solo e inserire la copertina del libro. Infatti risultava un prelievo di una signora, Nicole K., e poi il messaggio: prodotto in pinza. Nicole era una ragazza di 28 anni, francese, da circa dieci anni in Italia. Orietta la escluse subito. Però le venne un dubbio terribile. Aprì la scheda anagrafica di Nicole e compose immediatamente il numero del cellulare. “Cosa le dico se risponde? Ho trovato un ombrello davanti al distributore, magari è tuo”. Il cellulare di Nicole squillava, era raggiungibile, ma lei non rispondeva. Orietta cominciò a passeggiare davanti e dietro il bancone nervosamente. Alcuni ragazzi, che erano usciti prima da scuola, entrarono rincorrendosi e scherzando. Mai un cliente aveva dato così fastidio a Orietta come quei ragazzi in quel momento.
     Controllò sui vari giornali in internet, per vedere se qualcuno riportava la notizia del ritrovamento di qualche cadavere di donna, ma non trovò alcuna traccia. Fece un sospiro e si disse “ma stai sclerando? Perché dovrebbe essere stata uccisa Nicole?” e poggiando il telefono sul bancone si mise ad elencare gli ultimi arrivi ai ragazzi che stavano scegliendo un film. Mentre passava in rassegna le copertine dei film assieme ai ragazzi, l’occhio le cadde sulla copertina di Yo Puta. Un semi documentario sulla prostituzione. Basato su interviste a vere prostitute con la partecipazione di un’attrice che faceva la parte di una prostituta. La copertina richiamò la sua attenzione non inspiegabilmente. Tra i film noleggiati oltre a quelli legati al genere serial killer, c’era Yo Puta. E il noleggio era risalente poco più di dieci minuti prima che la pinza si bloccasse. Orietta porse ai ragazzi le custodie dei film che gli stava mostrando, e corse dietro al banco a scorrere di nuovo l’elenco noleggi della notte prima, per scoprire chi aveva noleggiato Yo Puta poco prima di Nicole K.
Il profilo
     Riccardo S. Questo il nome del cliente che aveva noleggiato Yo Puta. Risultava iscritto da quattro anni. Dal numero di tessera progressivo, era tra i suoi primissimi clienti. Orietta cercava di immaginare questa persona, ma il suo nome non riusciva a richiamare nessuna fisionomia. La località in cui era nato era scritto in modo illeggibile, una serie di lettere accozzate. Era residente in città, in via Sterlizia 79. Nelle note particolari c’era scritto: Signore delle Panzane. Orietta si mise allora a controllare tutti i film noleggiati da Riccardo S., e mentre scorreva pensava chi avesse fatto quella scheda anagrafica. Inizialmente pensò a quelli dell’assistenza, a uno scherzo o ad una scheda di prova. Però questo cliente aveva fatto diversi noleggi nel corso degli anni. Possibile che non le venisse in mente la faccia di questa persona.
     Follia, L’Amore Infedele, Diario di Uno Scandalo, Malice il Sospetto, Il Velo Dipinto. Orietta notò questi film che avevano a che fare con il tradimento, e questi film erano stati noleggiati tutti nell’ultimo periodo. Le tornò in mente il messaggio trovato nella pinza del distributore: Mia moglie è un troia \ Ogni notte rapirò una tua cliente \ E all’alba dopo aver fatto l’amore con lei \ La ucciderò. E le parve logico ricollegarlo a quei film noleggiati.
     Mentre la riassaliva l’inquietudine, lo sguardo le cadde sulla parete destra dietro il bancone; appeso c’era una foto che le aveva regalato una sua amica che faceva la fioraia, era la foto dell’ingresso del suo negozio che si chiamava Sterlizia 79. 79 era il suo anno di nascita. Era anche l’anno di nascita di Orietta. Guardò la foto e le venne in mente Roberta, l’amica a cui era molto legata e con cui si vedeva spesso, sempre più frequentemente da quando era di nuovo single. Poi sobbalzando le venne in mente anche la via che Riccardo S. aveva rilasciato come suo domicilio, era la stessa del nome del negozio di Roberta, e in effetti quella via non esisteva. Pensò a qualcuno che le dettava i suoi dati leggendoli nella stanza, un po’ come nel film i Soliti Sospetti. Ma la cosa che più la turbava, era che per compilare le schede clienti chiedeva immancabilmente un documento di riconoscimento, e questa scheda era piena di dati fasulli e per di più per lei era un cliente senza viso e senza odore senza voce e senza corpo.
     I ragazzini avevano scelto il film da vedere, ed erano davanti a lei poggiati sul bancone, lì per lì non si era accorta avessero terminato. “scusate, cose avete scelto?” “Boy A e Paranoid Park” “ah, si bello.”
 Orietta uscì sulla porta accompagnando e salutando quei ragazzi che avevano noleggiato i film. Si appoggiò a un lato della porta e guardò la strada, mentre sentiva il sole per un attimo scaldarle i piedi.
La telefonata
     Non era la prima volta che quel cane, un meticcio sicuramente tra un labrador e un pastore belga, si accucciava davanti alla saletta dei distributori come se aspettasse qualcuno. Quella sera Orietta notò particolarmente l’assetto di attesa del cane. Non ricordava di averlo mai visto con qualche cliente. A lei piacevano gli animali e i cani in particolare, per cui ricordava tutti i clienti che arrivavano con qualche animale. Mentre abbassava la serranda, squillò il suo cellulare, e si accorse di averlo lasciato dentro il negozio. Precipitatasi all’interno senza riaccendere le luci, per riuscire a rispondere, si accorse riconoscendo gli ultimi tre numeri, che la stava chiamando Nicole K., la cliente che Orietta pensò, poi si disse stupidamente, rapita dall’uomo delle Mille e una Notte. Il display  del telefono le illuminava il viso ben disegnato e finalmente più sereno, avendo la conferma che la stava chiamando al telefono.
“ Si, pronto…” “Pronto. Orietta?”
     Lanciò il telefono come avesse preso la scossa. Il buio del negozio le parve di colpo più fitto. Era sul punto di urlare, quando ritrovando il suo carattere forte, riprese il telefono.
“Sono Orietta, chi parla?” – “Sucrè è accucciato lì davanti? Nicole lo saluta!” Orietta si affacciò sulla porta e chiamo Sucrè, che sollevò le orecchie piegando la testa sperando di riconoscere la voce di Nicole.
La voce al telefono era cupa ma forte. Pareva fosse lì dietro la vetrina. L’impressione che sembrava ingoiare le parole mentre le pronunciava, era la cosa che più spaventava Orietta.
“Nicole è qui legata, non puoi vederla ma ti prego di immaginarla. I suoi occhi azzurri, che ricorderai, hanno l’espressione del ghiaccio sotto il sole. Questa notte inizierò la mia vendetta, a meno che tu non voglia impedirlo, raggiungendomi per raccontarmi la storia di un film che dovrai riuscire a farmi immaginare. E sarà tregua finché dura il sole.”
     La telefonata si interruppe. Orietta apparve sconvolta a se stessa. Sentiva le mani e il corpo indipendenti. Voleva evitare il panico, ma le mani tremavano e il corpo vibrava autonomamente. Raggiunse la sua casa dopo aver chiuso il negozio. Riuscì a farsi seguire da Sucrè, e per un attimo pensare di occuparsi di quel cane che sicuramente non sapeva spiegarsi perché di colpo era rimasto solo, la aiutò a distrarsi e a vedere come stelle i fari lontani delle auto, come stelle che le venivano incontro.
L’odore
     Sucrè annusava voracemente tutta la casa di Orietta. Sperava di trovare uno richiamo a Nicole. Era un cane di 15 mesi e sembrava molto affettuoso. Orietta ebbe l’impressione che Sucrè le volesse già bene.
     Non riuscì a resistere di provare a richiamare il numero del cellulare di Nicole. Risultò irraggiungibile. Procurò da mangiare a Sucrè, era diversi giorni che nessuno si occupava di lui. Poi cercò qualcosa che la distraesse. Si lasciò scivolare sul divano, accese la tv e cambiò i canali senza fare alcuna attenzione su cosa trasmettevano. Il telefono appoggiato sul divano cominciò a muoversi, poi a squillare. Orietta cerco di capire chi la stesse chiamando ma non apparve nessun numero e neanche la scritta: chiamata anonima.
“Pronto” – La voce di Orietta pareva avere l’eco, quanto era tremolante. Anche Sucrè la guardò stranito, incuriosito da quel tono di voce spaventato.
“Ciao! Non vorrai salutare per sempre Nicole? Ho visto che hai fatto la doccia e che ti sei sdraiata sul letto accarezzando il tuo corpo.”
Orietta si guardò subito l’ambiente circostante. Andò in camera da letto e cominciò a frugare con gli occhi le pareti, i mobili, gli specchi per cercare qualche telecamera. Pensò anche a quanto intensamente si era curiosata tra le gambe, mentre si rilassava dopo la doccia.
“Lei è pazzo! Chiamo la polizia, mi lasci in pace.” – “Orietta, ti ho già detto che domani mattina Nicole morirà, e tu sarai responsabile.” La voce continuava a deglutire mentre pronunciava le parole.
“Vorrei che venissi da me. Raccontami una storia in modo che io possa vederla. E Nicole vivrà.”
     Orietta era disturbata dalla paura. Non riusciva a infilare la logica nei suoi pensieri. Prima di chiudere la telefonata l’aveva avvertita di non chiamare o avvisare alcuno. “sento ogni tuo respiro e sospiro, e vedo ogni tuo sguardo perso. Vorrei sentire il tuo odore.” Concluse la voce.
     Poi le arrivò un sms con le istruzioni da seguire per raggiungere la voce e raccontargli un film. Dopotutto era il suo lavoro, pensò ravvisando subito uno stato irrequieto in se stessa.
L’involucro
    Aveva una sensazione che non sapeva spiegarsi. Orietta non voleva pensare fosse eccitazione diversa da un’eccitazione dettata dalla paura. Si vestì in maniera pratica, scarpe adatte alla fuga, jeans non troppo stretti e giubbotto in tessuto abbastanza scivoloso per creare difficoltà ad eventuali prese. Guardò Sucrè, accucciato in un angolo che sembrava il suo angolo, “tornerò presto!”
     Era venerdì notte. Si vedeva il movimento dei ragazzi che si ritrovavano per uscire. Orietta camminava sicura e decisa, si mischiava ai ragazzi che chiacchieravano enfatici per la serata che li aspettava. Chi sperava venisse tizia e chi era pronto ad andarsene se veniva Caio. Orietta aveva uno strano stato di serenità. Vi chiederete com’è possibile che una ragazza, senza nessuna protezione, senza aver avvisato alcuno, né polizia né qualche amico, potesse andare ad incontrare una voce che si preannunciava come una sorta di serial killer? Devo dire la verità me lo sono chiesto anch’io in qualità di voce narrante, il rischio elevatissimo non era giustificabile dal voler salvare Nicole K. Neanche il suo carattere forte e autoritario era abbastanza per affrontare una situazione così incerta e pericolosa. Orietta però gestiva una videoteca da anni, era quotidianamente sballottata dalle illusioni, viveva in un mondo dolcemente confuso e apparentemente innocuo. Questa storia cominciò ad apparirle come un ultimo top thriller appena arrivato nella sua videoteca.
    “All’angolo di via Destrieri con via Fantini, troverai un foglio accartocciato, spiegalo e leggi.”
     Orietta vide a terra inserito in un foro un involucro, che riconobbe subito essere l’indicazione dell’sms.
“ 1) Prendi l’autobus 9 e scendi alla fermata 18. Guardati intorno e vedrai delle indicazioni che ti guideranno.”
     Il 9 le ricordava Nine e una sera che aveva ballato imitando Penelope Cruz davanti al suo compagno. Ma ora questo non doveva distrarla. Scese dall’autobus e si trovò in mezzo a un incrocio che non ricordava aver mai percorso. Osservò bene ogni punto. Ogni crocevia che l’avrebbe riportata sulla strada che stava lasciando. L’aria era umida e si stava creando un po’ di nebbia in lontananza. Orietta cercò intorno a sé qualcosa che la potesse guidare. Qualcosa di inequivocabile. Nel marciapiede di fronte a dove stava, vide qualcosa appeso al palo del cartello stop della fine di quella via. Attraversò la strada e si avvicinò al palo, legato c’era un palloncino viola con disegnato una freccia rivolta verso la strada che finiva in quello stop.
     Per un attimo Orietta pensò a qualche manifestazione del popolo viola. Ma solitamente, i riferimenti a manifestazioni di dissenso vengono subito rimossi, più dell’immondizia, più d’ogni altra cosa.
     Quello era il primo segnale indicativo da seguire.
La luce
     La strada era diventata più stretta. Più s’inoltrava più aumentava il silenzio. Era strano perché c’erano macchine parcheggiate in entrambi i lati della via, e le case dovevano avere abitanti. Non era neanche inverno, da pensare tutti rintanati al caldo. Orietta provò a camminare guardando le finestre e sperando di trovare qualche curioso che la spiasse. Niente, stentavano anche le luci ad intravedersi, sfumate tra persiane.
     Mentre camminava in cerca di qualche indicazione, vide un portoncino con un immagine che sembrava richiamare Shahrazàd ai piedi di un Sultano. Orietta cercò di leggere il nome nel citofono e lesse:  “è qui, suona pure.” Suonò il campanello che in lontananza le parve un lamento. Il portoncino si aprì e s’intravide una rampa di scale ripida e stretta. Alla fine della rampa, sul pianerottolo, c’era una finestrella, che si affacciava dall’altra parte della strada da cui filtrava la luce azzurrata di un’insegna intermittente. La luce che illuminava quell’androne, le ricordò un corso sul cinema che aveva seguito da ragazza all’università. Avevano visto un film di Rainer Werner Fassbinder, Berlin Alexanderplatz che durava 12 o 16 ore, dove il protagonista, Franz Biberkopf, vive e si aggira in una Berlino scura e oscurante, e le scene hanno luci intermittenti che scandiscono i dialoghi e illuminano a stento la scena. Quel corso le fu utile anche a creare lo storyboard per il film da raccontare a Riccardo S., per evitare l’uccisione di Nicole K.
     Appena saliti i primi scalini, che avevano le mattonelle un po’ instabili, sentì il portoncino chiudersi di botto alle spalle, e una sbarra di ferro scivolare e posizionarsi come una sorta d’asta di passaggio a livello. Per un attimo si sentì persa e incosciente per dove si trovava, senza che nessuno sapesse, e pensò senza nessuna speranza di ritorno. Mentre saliva le parve intensificarsi un odore forte di carogna, tanto da farle trattenere il respiro. Provò a voltarsi attorno per vedere se trovava qualche gatto o topo morto. La luce era quella dell’insegna azzurrina e intermittente che filtrava dalla finestra, non consentiva una visione chiara. A lei che aveva la carnagione molto bianca, quella luce le dava un tono cadaverico. Si osservò le mani e sorrise accarezzandosi per sentirsi viva.
     Passato il pianerottolo dopo la prima rampa, si accese tra le pareti una musica lenta e piacevole, suonata con un pianoforte. Si portò ai piedi della seconda rampa, che senza la luce dell’insegna sarebbe dovuta essere al buio, ma d’un tratto alla fine della rampa si aprì una porta che liberò una luce che illuminò la scala. Orietta si rese conto ancora meglio dell’ambiente degradato e di come era stretta e ripida la scala. Cercò di vedere se spuntava qualcuno, fece come per scappare, ma il pensiero di Nicole, che senza di lei potesse essere uccisa, le diede coraggio.
     Si immerse tra i fasci di luce che filtravano dalla porta, con le mani appoggiate ai lati della scala, su cui i palmi si sbriciolava il muro, corroso dal muffire e dal buio perenne.
La stanza
 La musica smise di sentirsi. Orietta era davanti alla porta spalancata. La luce le impediva di vedere in profondità. La luce talmente forte le procurava il buio. Così entrò dentro perpetuando l’incoscienza. Sentiva dei gemiti muti. Si mise la mano a mo di visiera per cercare di capire chi c’era e dove si trovava. La porta si richiuse alle sue spalle. Era sola, immersa nella luce tra gemiti indecifrabili.
     Con la mano riusciva a coprirsi dal faro rivolto verso di lei. Abbassò lo sguardo a terra e vide che tutti i tramezzi di quello che doveva essere un appartamento, erano stati divelti. Era un’unica grande stanza. Tutto era a vista, bagno, cucina, camere, intuibili da dei lettini spinti verso la parete. Il faro punto verso Orietta, era posizionato a metà dell’enorme stanza. Dietro il faro cresceva il buio fino che in profondità non si distingueva più niente.
     Lentamente cominciò ad abituarsi a quella forte luce puntata sugli, e poté rilassare tutti i muscoli facciali e fare attenzione agli altri sensi. Si sentì avvolta da un forte odore di eccitazione, era lo stesso che aveva sentito una volta che era andata a trovare un collega che aveva la stanza dedicata ai film porno, e quando un cliente uscì dalla stanza, il collega la invitò ad entrare per vedere com’era disposta, e sentì lo stesso odore di cui era impregnata ora quella stanza. “Qui è sempre così, anche di peggio.” Disse ridendo, il suo collega.
     Ora poteva scrutare un po’ meglio la stanza. C’era quasi subito dietro al faro una sagoma alta e robusta, che doveva essere Riccardo S., più indietro, da dove le sembrava arrivassero dei gemiti, si intravedeva una poltrona tipo quelle che ci sono nei saloni del barbiere, inclinata e spuntavano, legate alle caviglie sul poggia piedi della poltrona, due gambe divaricate. Nicole K., stesa lì e stuprata da questo mostro! Pensò mentre il pensiero che poteva evitarle il peggio la rincuorava.
     “Dove mi posso mettere, per iniziare il racconto del film?” Chiese Orietta mentre teneva in mano i fogli con lo storyboard del film che si era inventata. Alcuni fogli le scivolarono oltre la luce del faro, un piede scalzo glieli spinse vicino. Ebbe un sussulto, per un attimo le parve di conoscere quel piede. Era decisamente improbabile potesse riconoscere qualcuno dal piede, oltretutto non presentava neanche qualche segno particolare.
     Sentì stridere sul pavimento e poi vide giungere ai suoi piedi una sedia stile regista di cinema. “Siediti, inizia pure a raccontarmi il tuo film. Vorrei riuscire a dormire, per non uccidere.”
     Ogni parola veniva pronunciata come volesse ingoiarsela. Questo modo di parlare, spaventava Orietta sin da quando lo sentì al telefono. Sistemò la sedia e iniziò il racconto del film. Nicole aveva smesso di emettere gemiti. C’era di colpo silenzio. Il rumore che creava la paura era scomparso come magia. Orietta guardò ancora una volta nella profondità del buio oltre il faro, e vide il silenzio e la sagoma di Riccardo S anch’egli seduto in una sedia stile regista, che sembrava gigantesco.
     “Mattina assolata. In una spiaggia di fronte a un villaggio di poveri pescatori, una ragazza che era stesa sulla sabbia, si alza come svegliata dal rumore del sole. È nuda con un seno mutilato, e non ricorda chi è, non ricorda perché è lì e da dove sia approdata. Alcuni bambini le vanno incontro e le girano intorno felici per l’apparizione. Lei sorride, anche se pensa che forse era molto triste. Non riesce a parlare e fa come dei suoni che assomigliano al vento. I bambini allora la chiamano Conchiglia, e la portano al villaggio perché qualcuno le spieghi dove si trova.”
     Riccardo S dalla penombra chiese a Orietta di abbassare la voce, e dopo dieci minuti di racconto di andarsene, che era stanco e Nicole K per quella notte era salva, ma per altre novecentonovantonove notti l’avrebbe aspettata con una storia.
     Orietta rimase un istante stupita. Non capiva cosa le dava più fastidio se l’interruzione del suo racconto o che avrebbe dovuto andare lì per chissà quante notti, e stranamente non fu presa da una voglia irrefrenabile di scappare.
La resa
     Rientrata a casa, Orietta carezzò Sucrè e si mise a camminare verso la camera da letto. Era stanca. Sfinita, però felice perché aveva salvato la vita di Nicole K. Si tolse gli indumenti che aveva accuratamente scelto per una pronta reazione, e si mise ad osservare le pareti della stanza da letto. Sapeva che Riccardo S. poteva essere davanti ad un monitor per osservarla, ma stranamente la cosa anziché inquietare, la eccitava.
     Si lasciò andare sul letto a corpo morto. Il corpo di Orietta fu accolto da un setoso copriletto. Il corpo di Orietta docile e procace iniziò a rotolare sul letto. Le sue mani iniziarono ad accarezzare quel corpo, mostrando una grande desiderio che prima di addormentarsi placò.
     L’indomani in videoteca, mentre controllava tutti i noleggi fatti dai distributori nella notte, si vide arrivare tre persone più che trentenni. Avevano un aspetto non gradevole e per niente gentile. Mentre attraversavano la sala  osservando le varie locandine dei film, uno di loro si fece prossimo al bancone leccandosi le labbra: “dove troviamo i film pornografici?” Orietta si guardò intorno e vide che gli altri due si stavano disponendo a raggiera appena dietro il tizio che aveva chiesto i film hard.
     Fu presa dal panico. Strano vedere una ragazza che solo la notte prima aveva affrontato un serial killer per allungare la vita della sua ultima vittima, così tremolante e persa. Gli sguardi dei tre si facevano sempre più insistenti e penetranti. Orietta sporgeva quasi interamente da una parte del bancone, e si poteva vedere del tutto la sua bellezza avvolgente.
     I tre per farla distrarre iniziarono ad indicarle alcuni poster, la foto del negozio dell’amica, Sterlizia 79, presero un cartonato usandolo tipo scudo e cercarono di passare dietro il bancone.
     Orietta si sentì persa. I tre iniziarono ad urlare e a ridere. Erano praticamente su lei. Indietreggiò fino a sentire il muro sbattere sulla sua nuca e le mani strappare e cercare di afferrare qualsiasi cosa potesse sembrare un appiglio. Le urla e le risate le parvero sovrastare l’intero ambiente. La luce della mattina che entrava dalla porta d’ingresso, le fece pensare che non essere possibile le stesse accadendo tutto questo in pieno giorno, dentro il suo negozio, aperto al pubblico.
     Ma la crisi del settore home video le acuì il terrore ma non indebolì la sua grande forza.
La vita
     Erminio Sestilli aveva preso l’abitudine di rendere i film, che noleggiava sempre più frequentemente ultimamente, all’interno della videoteca nonostante li ritirasse dal distributore. Sestilli era un ispettore di polizia dell’area residenziale di Orietta. Era un tipo ben voluto, con il giusto distacco, anche dalla malavita locale. Era uno che ci sapeva fare. Aveva cambiato abitudine nella restituzione dei film, da quando aveva saputo che Orietta era rimasta single.
     Erminio era un tipo alto, camminata prestante, un bel ragazzo a cui Orietta riservava sguardi e trattamenti sempre di riguardo. Un amico comune gli aveva riferito che Orietta si era separata dal compagno, da allora Erminio era tra i primi 10 noleggiatori della videoteca. Cercava ogni piccola scusa per poter parlare con Orietta, cosa che a lei sembrava non dispiacere. Quella mattina si era fatto accompagnare dalla volante per restituire i film noleggiati la sera prima. Quella mattina la sua leziosità era stata la salvezza di Orietta.
     Gli bastò varcare la porta di qualche centimetro, per rendersi conto immediatamente cosa stesse accadendo ad Orietta. Le urla dei tre di colpo presero uno spessore reale, ora arrivavano fino alla strada. Gli uomini che erano nella volante che accompagnava l’ispettore Sestilli, in pochi determinanti istanti erano sul locale con le pistole in pugno.
     I tre balordi furono immobilizzati e portati in caserma. Tentata violenza carnale e rapina. Orietta si trovò tra le braccia di Erminio in lacrime. L’ispettore sembrava non aspettare altro. Orietta guardò in viso Erminio e le parve avere un’espressione felice, che non gli aveva mai notato. Per un alcuni secondi venne travolta dalla sensazione di raccontargli ogni cosa riguardo al serial killer che teneva in ostaggio Nicole K. E praticamente Orietta stessa. Ma fu una cosa fugace, si riprese e osservò l’ispettore con una sorta di malinconia, verso qual cosa che poteva nascere ma che sarebbe stato impossibile realizzare.
     Chiuse la videoteca e l’ispettore Sestilli, con atteggiamento profonda mante protettivo, l’accompagnò fino sotto casa e la salutò con il sorriso di chi ormai pensava di rivedersi da lì a qualche ora, da lì a sempre, ma per Orietta il saluto era definitivo.
     Cercando di dimenticare subito l’accaduto, Orietta una volta a casa si preparò il pranzo e aprì una bottiglia di un corposo vino rosso, qualità che era solita consumare con il suo ex compagno. Durante il pasto si riempì più volte il bicchiere, e fu assalita da un’agrodolce allegria che l’aiutò a passare la serata, visto che aveva deciso quel pomeriggio di non lavorare. Elaborò una storia filmica nuova da raccontare al serial killer e si preparò per recarsi nella tana del serpente.
     Il percorso era stampato nella sua mente meglio che su di un navigatore. Andò talmente spedita che non si accorse della pioggia, dei fari riflessi sull’asfalto e delle luci in generale indefinite che sembravano luminarie natalizie. Infilato il vicolo ebbe un solo momento di ripensamento una volta giunta davanti alla porta, ma suonò il campanello  in modo deciso.
     Una volta nella stanza, sentì sempre più forte un odore di sesso provenire dalla penombra che il faro puntato verso di lei creava. Aveva gli abiti completamente bagnati. Riccardo S. le ordinò di toglierseli, che li avrebbe appoggiati davanti a una stufa che era in un angolo dell’enorme stanza. Orietta si denudò lasciandosi una canotta e gli slip.
     Cercò di iniziare il racconto del film quando dalla penombra le parve di vedere muovere la testa di Nicole K., che era sempre legata alla sedia girevole. Riccardo S. in piedi rivolto verso Nicole imprecava. Non ingoiava più le parole mentre parlava. Per la prima volta Orietta sembrava aver timore che qualcosa stesse per degenerare. Sentì un rumore sordo e vide chiaramente la testa di Nicole esplodere. Di colpo la stanza si colmò di silenzio.
Orietta indietreggiò pensando di andare verso la porta, invece camminando di spalle si apprestò vicino alla parete dove c’era la branda desunta. Lentamente Riccardo S. uscì dalla penombra e sfilò sotto il faro. Era completamente nudo e enormemente eccitato. Orietta si trovò seduta sulla branda e poi sdraiata con quell’uomo, perché così incominciava ad apparirle, che le sfilava gli slip e le infilava se stesso con dei colpi forti e prepotenti. Lei lo guardò in volto e gli strinse le braccia al collo.
     Man mano  Riccardo S. dava più sentimento ai suoi colpi. Gli sembrava di ritrovare qualcosa che aveva perduto. Anche Orietta iniziò a baciare la bocca di Riccardo e ad accarezzargli la schiena e a spingere verso di lei le natiche.
Fu un momento che non durò molto ma di un intensità infinita.
    Orietta si alzò dalla branda, aveva i capelli più mossi del solito. Raccolse una cartella che era caduta a terra mentre esplose la testa di Nicole K.
PROGETTO MANDRILLO
DEL DOTTOR REL SENTAL
IN SOLI TRE STEP RITROVI LA FELICITA’
DEL TUO AMORE SESSUALE
                         1° STEP: allontana da te la persona che ami
2° STEP: falla sentire in pericolo
                   3° STEP: diventa la causa del suo pericolo
     Orietta si avvicinò alla zona di penombra della stanza, verso Nicole, e la raccolse tutta intera arrotolandola. Nicole K. La bambola gonfiabile che ti sfibra. Riccardo S. guardò sorridendo Orietta, e lei lo chiamò con il suo vero nome, Alberto, e si abbracciarono senza volersi più mollare, sotto quel faro, in quella stanza squallida, tra quell’aria torbida.
ottobre 2010