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ALL’OMBRA DEI PIXEL – XXV -

XXV
non pelo allo stomaco ma piuma che spuma
intarsia la tonaca mucosa al duodeno
bruciore conico convulso vissuto
riarso d’aspro mastice masticato puro
del sole che cigola c’è solo il ricordo
rovente che lastrica che scalcia con scatto
falcia e sente gracida la gola che ingoia
noia sfianca xantrazol imbianca parietale
 
 
 

ALL’OMBRA DEI PIXEL – XXIV -

XXIV
è volata gracile col profumo in mano
planata in un morbido vascone figura
perlata scheletrica s’immerge nell’acqua
dorata che luccica riflessa alle labbra
preme tempie e medita rammenta il ricordo
che scompare fulmine nel buio soggiorno
l’odore volatile non lascia una scia
sopra i Musu instabile famiglia volteggia
 
 
 

ALL’OMBRA DEI PIXEL – XXIII -

XXIII
lasciato dal lurido sogno sconcio scosso
scialle sulle scapole Elvira lo rincuora
col cornetto malaga poi chiede al figliolo
se ha preso il periodico sorrisi d’attori
stravizi e miracoli Rolando corrosi
e fumanti i postumi notturni volando
sul divano futile giornale le porge
per la lista plurima del pieno delle ore
 
 
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ALL’OMBRA DEI PIXEL – XXII -

XXII

volge il viso ai sepali tra i pali tra i lari
come un bimbo chierico fa la riverenza
Rolando si regola la lenza è quasi ora
della pesca al sarago la lezione a sbafo
grazie a tv vedilo la tua compagnia
serale dai l’obolo in armonia lieta
letta in viso nodulo all’amo e l’ironia
sfuma in ammoniaca che vieta il respiro
 
 
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ALL’OMBRA DEI PIXEL – XXI -

XXI
scorre fluido il bechico nei vostri polmoni
salutare farmaco a nuova concezione
nel petto debilito pestato da tosse
convulsa la formula rischiara il costato
respira il ventricolo di Stefano Musu
che batte sul tavolo pigio a tempo immoto
Rolando volubile guarda il padre perso
che vuole il suo danacool a sturare le vene
 
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ALL’OMBRA DEI PIXEL – XX -

XX
ora l’occhio lacrima senza emozione
stanco delle viscide visioni sedanti
pesto a tante stitiche illusioni effusioni
di Rolando l’esile madre Elvira cuce
il rammendo loculo senza guardare
i punti somatici ma ridendo il riso
sospesa tra raffiche e una danza o una salsa
e del guasto monitor la coglie sconforto
 
 
 

COREOGRAFIA DEL GHETTO STORICO – BRANI 3 -

Brani del mio primo libro - pubblicato nel 1985 -

Vanessa ha perduto i denti.
Vanessa vaneggia ricordando
la luce del suo sorriso giallo.
essendo il sole Vanessa
Vanessa è spietata!
se Vanessa morire voleva
a morire non vi riusciva.
ma mise lo zucchero,
lo mise ai denti d’oro:
voglio perdere i denti!
e d’allora ha perduto tutti i denti.
ma Vanessa si voleva addolcire
perché Vanessa non voleva morire.
Vanessa non poteva saper morire!
 
ed è dissolvenza
 
Rada ha vomitato ogni cosa
quando le mani si sono incancherite.
Rada pensava in una strana posa:
ricresceranno come margherite?
ma nessun altro dito sbocciava.
il dolore che ho perduto
non è ritornato felicità.
voltatemi bocconi
che mi sia maltrattata la schiena.
datemi la preda adatta
che possa saziarmi,
e non per ammansire
i miei atroci dolori,
ma per poter avvilire
che sono pregna di buoni valori.
è la viola, la sento ancora,
che ha accompagnato il cancro
che mi ha strappato le mani,
delicate come petali.
così leggere erano quando
le aprivo e io toccavo;
ora ho le mani che sembrano
sculture di marmo_nero venate.
restituite per le vene
il sangue alle mie mani!
 
Rada va per le strade
dove è nata e cresciuta;
lei parla in quelle vie
sono qui! ora più in là!
pezzi delle mie mani.
ma voi vedete quel che vedo io?
 
Rada se guarda vede tutto!
 
dissolvenza.
 
 
 

ALL’OMBRA DEI PIXEL – XVIII – XIX -

XVIII
inseguendo il sapido sapore di bocche
sfatte al sole rancido Rolando soccombe
come fosse fossile moto di energia
video elettrostatica sottile e brillante
così insano mitilo succhiato e mangiato
fino al derma lacero contuso e picchiato
indolente cronaca di piaghe cosparsa
come porto d’ancore gonfio e tormentato.
 
XIX
e qui suole stendere il sorriso un buon viso
che ti dice chiedilo a Stefano a Carmelo
senza paura chiedilo a Teresa a Germano
se non credi chiedilo a Consuelo a Melissa
ora che puoi chiedilo del melo del grano
ringrazia ma chiedilo a Ernesto a Giovanni
per il pesto chiedilo a chi per anni fissa
la luce a chi brancola nel buio e poi vede.