in fondo sostare tra le ombre talvolta capitava di colpo
anche a te sfiorando uno strano tessuto corporeo rugoso
schiumoso sfuggente scomparso di luce trafitto
il caldo sudore bagnava il tuo viso disteso
piacere sospeso da colpi costanti tra baci radenti
cadenti tra ciglia e scheggiate pupille pensavi
che tanto del cielo sorpreso a guardare resina cadere
più lenta del sangue succoso avvolgente d’albero contuso
restava stupore pallido tradito da sbuffi che muove di lato
nuvole distese stordite da muto spiacere chinato
piovoso tra il manto d’ombrelli e carrelli d’ortensie
passavi sconvolta cadenza di gambe di danza di tango
angoscia sospinta al respiro scalfito pensiero rapito
capitolo di fine soggiunta finita nel mare cresposo
responso inattivo di nervo sfinito nel freddo infinito.
c’è uno studio del verso lungo e della sua musicalità in questa tua, caro Maurizio
non sfugge a un occhio attento come il mio.
lasciati dire che preferisco di gran lunga il tuo verso spezzato, breve, secco!
buona domenica :-)
Non dubitavo del tuo occhio-orecchio!…:)
però questo è una ricerca ritmico-metrico a cui ti dovrai abituare
per un po’…
buona domenica a te, Carla!:-)
alla creatività non si comanda! :-)
a presto allora
C.