Fu all’inizio uno studio. Scrivevo Silenzi,
notti,segnavo l’inesprimibile. Fissavo vertigini.
Rimbaud
I
Sentivo stamani un suono
mi è parso
di udirlo a lungo
vederlo camminare.
Come tremi!
Trema anche quella tenda
dal caldo tessuto uterino.
Mi vedi da lì dietro?
Mi senti da lì dietro?
Vieni –
siediti –
ascoltami Fantasma.
Laviamoci le Orecchie!
Mi vuoi domandare, Fantasma?
Mi vuoi cullare, Fantasma?
La vuoi una cicca, Fantasma?
Tieni –
prendila –
ascoltami Fantasma.
Togliti quel trucco.
Hai trucco sul viso?
Che volto hai, Fantasma?
Hai gli zigomi rotti?
Siediti lì
sulle dune di polvere
sul mio deserto.
Non spegnere gli occhi.
Guardami Fantasma!
Eh! Lo so – è molto
povero qui.
Ragni. Marciume:
Povero da fare pietà.
Non essere pietoso Fantasma,
perché la casa,
attendendoti, si è lasciata
andare.
II
Mi sono immerso a capitombolo
nel buio: l’eco nella mente
suono della mente.
L’unica ricchezza
è questa
che vaga nella notte
di riflesso t’illumina.
Chissà, Fantasma,
se nella marea lenta
alzarsi a sovrastarti
c’è luminosità
quanto la luce verde
di questa stanza.
C’è più gelo,
Fantasma,
nel buio che nel mare.
C’è più velo,
Fantasma,
nel mare che nel buio.
Galleggia ed entra nelle bocche felici
posandoti sui palati.
Io parlo di morte:
tu mi senti, Fantasma?
Vorrei che tu restassi,
anche se hai un corpo a brandelli,
a lungo in questo luogo.
Bellissimo dialogo tra ombre. Complimenti.
Grazie Marco, un poemetto scritto nell’81, avevo 20 anni…:)…e mi
sono inventato questo fantasma IO-NEL-SE con cui provare a dialogare…
Lieto del tuo passaggio.
sembra che questo Fantasma sia stato una buona compagnia…
mi piacciono i tuoi dialoghi fanciulleschi
hanno un che di misterioso…
ciao Maurizio :-)
ti saluto il mio specchio d’acqua dolce…
Ciao Carla, vedo il tuo riflesso sul lago…:-)